La scoperta dei corpi senza vita di madre e figlia neonata a Villa Pamphili, ha gettato un’ombra di sgomento e profondo dolore sulla comunità romana che non si allevierà finché su questa tragedia non verrà fatta luce. Sul fascicolo aperto per duplice omicidio, c’è il dramma di persone che forse vivevano ai margini della società, che ha spinto il vicario di Roma, a lanciare un accorato appello sulla situazione dei “non visti” di Roma. Intanto le indagini sono ad una prima svolta legata alle condizioni del cadavere della donna.
Sempre più un mistero il dramma di madre e figlia trovate a Villa Pamphili: le indagini tra il dramma ai margini della società e il brutale omicidio altrove
Le prime notizie che avevano rivelato che le due vittime avevano trovato un precario riparo tra il verde della celebre villa romana. “Quanto accade agli scartati tocca tutti noi”, ha sottolineato il cardinale Reina. Questa tragedia solleva infatti interrogativi pressanti sulla condizione di chi vive in situazioni di estrema fragilità, spesso invisibile agli occhi della società.
Il dramma di Villa Pamphilj tra legami svelati dal DNA e dettagli sconcertanti: il punto sulle indagini
Le indagini sulla tragica scoperta a Villa Pamphili intanto, convergono su un’unica, dolorosa certezza: i due corpi appartengono a madre e figlia, decedute a distanza di giorni ma ritrovate a soli 200 metri l’una dall’altra.
Il DNA ha confermato l’identità della donna, trentenne, e della bambina, di circa 6-8 mesi, trovate sabato tra i cespugli, ma numerosi interrogativi rimangono aperti: un vestitino rosa, probabilmente della piccola, è stato rinvenuto in un cestino del parco.
La sua buona fattura e integrità potrebbero fornire tracce di DNA da confrontare con quelle sul sacco di plastica che avvolgeva la donna, nella speranza di identificare un uomo. Resta ignota l’identità di quest’ultimo e il motivo per cui madre e figlia fossero nude, sebbene non siano stati riscontrati segni di violenza sessuale. Dettagli come lo smalto ben steso e le gambe depilate della donna, suggeriscono che forse non fosse una senzatetto, con nuove piste investigative che si aprono sul perché il suo corpo e quello della piccola si trovavano nel parco.
Indizi, tatuaggi e testimonianze per stanare il possibile autore del duplice omicidio
La Squadra Mobile, coordinata dal PM Antonio Verdi e dall’aggiunto Giuseppe Cascini, ha diffuso le immagini di quattro tatuaggi sul corpo della trentenne: una collana di fiori, uno scheletro con tavola da surf, due uccelli e un pipistrello.
Nonostante le numerose segnalazioni però, l’attenzione si sta soffermando su un dettaglio geografico nella tavola da surf che ricorda i colori della bandiera lituana. Scarso invece il contributo delle testimonianze finora raccolte, che si sono rivelate in gran parte infondate.
Solo su due gli inquirenti si stanno concentrando, e cioè quelle di una donna e un gruppo di ragazzi che alle prime ore di sabato, avrebbero notato un uomo aggirarsi fuori dal parco con un fagottino in braccio.
L’identikit di un uomo sta prendendo forma
Tutto questo mentre una sorta di identikit sta prendendo forma sul questo soggetto dalla carnagione scura e un cappello che ne nascondeva purtroppo il volto. L’autopsia sulla bambina ha rivelato intanto i segni terribili del soffocamento, oltre a lividi ed ematomi da percosse, che altri dettagli suggeriscono le siano stati inflitti altrove. Forse la piccola era già morta quando è stata lasciata nel parco, nascosta dalla siepe.
Per la madre della neonata invece è stata esclusa la morte violenta, e le analisi hanno peraltro rivelato che l’assenza di sostanze e un cuore sano. Tutti elementi che rendono ancora più complesse le indagini e le risposte sul perché la donna e sua figlia siano state portate lì, dopo la morte della madre.
Un interrogativo bruciante: “Si poteva fare di più per evitarlo?”
“Ci chiediamo: si poteva fare qualcosa per evitare che accadesse il peggio? Si potevano custodire meglio queste due vite?”. Queste le parole del cardinale, che rifiuta “l’alibi dell’indifferenza davanti a tanto dolore”. L’umanità che soffre dovrebbe ricevere “un di più di amore e di attenzione”, un monito a non ignorare chi è in difficoltà.
Appello alla solidarietà e alle istituzioni per un futuro senza “ultimi”
Sulla tragedia di Villa Pamphili diventata già un simbolo e un richiamo urgente a rafforzare le reti di supporto e protezione per evitare che drammi del genere si ripetano, il vicario di Roma ha espresso intanto profonda vicinanza alle famiglie delle vittime e ha lanciato un forte appello “agli uomini e alle donne di buona volontà e ai nostri governanti perché ogni vita sia sempre protetta in una visione più umana delle nostre politiche sociali, che non lasci indietro nessuno, soprattutto i più fragili”.

















