Droga in carcere, a Rebibbia arriva coi droni

Droni utilizzati a Roma per scaricare chili di stupefacente a Rebibbia, il carico recuperato

Droni. Foto da Pixabay

Sembra la trama di un film, ma è quanto accaduto nel carcere romano di Rebibbia, dove una vera e propria flotta di droni qualche giorno fa è stata utilizzata per lanciare quattro chili di hashish all’interno del cortile del penitenziario.

Droni utilizzati a Roma per scaricare chili di stupefacente a Rebibbia, il carico recuperato

Un fatto di cronaca inquietante che a Roma ha riaperto il tema della sicurezza delle carceri dove arrivano telefonini e talvolta armi e spesso esplodono rivolte.

Gli agenti della polizia penitenziaria sono riusciti a intercettare e sequestrare il cospicuo carico di droga. Sono ora in corso indagini approfondite per risalire ai destinatari della merce e, soprattutto, a chi manovrava da remoto questi dispositivi.

Non è la prima volta che i droni vengono impiegati per scopi illeciti all’interno degli istituti di pena: in passato, infatti, sono stati utilizzati anche per introdurre telefoni cellulari e persino armi.

Maurizio Somma, segretario del Sappe Lazio della polizia penitenziaria, ha commentato l’episodio sottolineandone la gravità: “All’esterno del Reparto G11 del Nuovo Complesso di Rebibbia sono stati avvistati alcuni droni che hanno lanciato quattro chili di hashish, poi recuperati.

È la conferma a tutte le ipotesi investigative circa l’ormai conclamato fenomeno di traffico illecito a mezzo droni“. Somma ha evidenziato come questo fenomeno sia favorito anche dalla libertà di movimento dei detenuti a seguito del regime custodiale aperto e delle criticità operative attuali in cui opera la Penitenziaria, con livelli minimi di sicurezza.

Il segretario del Sappe ha poi ricordato un episodio emblematico avvenuto nel 2021 nel carcere di Frosinone, dove un detenuto riuscì a procurarsi una pistola tramite un drone, arma poi utilizzata per sparare contro altri tre detenuti.

Fucili jummer

Per il segretario generale Sappe Donato Capece “occorre che la  Penitenziaria disponga di un Nucleo specializzato di Operatore aeromobili, oggi formalmente costituiti nel servizio specializzato Uas (Unmanned Aircraft System). 

Si tratta di di poliziotti penitenziari specializzati ed esperti nell’utilizzo e nella gestione dei droni sia in ottica preventiva che dissuasiva”.

“Ovviamente, le donne e gli uomini del Corpo devono seguire corsi di aggiornamenti professionali continui ed avere in dotazione adeguato armamento”, spiega ancora Capece, che sottolinea l’utilità di “fucili dedicati che invece dei proiettili possono fermare un drone attraverso il loro jammer, ossia un disturbatore di frequenza”.