Roma, svolta nelle indagini sulla scomparsa di Maria Denisa Adas: indagato un avvocato

Maria Denisa Adas, escort di Tor Pignattara scomparsa a Prato: indagato un avvocato per sequestro di persona

Nella foto la 30enne scomparsa

A quasi due settimane dalla misteriosa scomparsa di Maria Denisa Adas, la 30enne romena residente a Torpignattara, le indagini fanno registrare un primo importante sviluppo. La Procura di Prato, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, ha iscritto nel registro degli indagati un avvocato 45enne originario di Reggio Calabria. L’uomo è accusato di sequestro di persona in concorso.

Maria Denisa Adas, escort di Tor Pignattara scomparsa a Prato: indagato un avvocato per sequestro di persona

La sera del 15 maggio, Maria Denisa, ritenuta una escort, si trovava proprio in un residence di Prato, dove aveva affittato una stanza – la numero 101 – per incontrare clienti. Da quel momento si sono perse le sue tracce.

I carabinieri, su delega della Procura, hanno già avviato diverse attività investigative, tra cui perquisizioni mirate, il sequestro di oggetti personali e l’analisi di Dna e impronte digitali raccolte sia nella stanza del residence sia nell’auto della donna e nella casa della madre a Roma.

Il nome dell’avvocato era già stato fatto da un’amica della vittima nel corso delle prime fasi delle indagini. Secondo gli inquirenti, l’uomo potrebbe essere coinvolto direttamente nella scomparsa, oppure detenere informazioni decisive su quanto accaduto.

Un elemento ritenuto sospetto è il contatto che l’uomo avrebbe avuto con la madre della giovane dopo la sua sparizione.

Le indagini, che restano complesse e articolate, stanno prendendo in considerazione più piste. Una delle ipotesi al vaglio è quella del coinvolgimento di un gruppo di connazionali della donna, forse legati al mondo della prostituzione a Roma, che avrebbero voluto costringerla a lavorare per loro. Un’altra ipotesi è invece quella di un ex cliente, rifiutato dalla donna, che avrebbe potuto agire per vendetta.

Il telefono riacceso

A complicare ulteriormente il quadro ci sono gli elementi emersi dalle analisi dei telefoni della giovane. Nella notte tra il 15 e il 16 maggio, i dispositivi di Maria Denisa sono stati riaccesi brevemente e risulta uno scambio di dati con almeno altri due telefoni. Non è ancora chiaro se sia stata la stessa donna a riattivare i dispositivi o se lo abbiano fatto i suoi rapitori. Gli inquirenti, al momento, propendono per la seconda ipotesi.

Nel frattempo, la Procura prosegue con rilievi tecnici e accertamenti incrociati, mantenendo uno stretto riserbo sulle celle telefoniche coinvolte e sull’identità di eventuali altri soggetti attenzionati. L’indagine è ancora in corso e ogni elemento potrebbe rivelarsi decisivo per chiarire il destino di Maria Denisa.