Un’indagine recente condotta da Altroconsumo su 21 marchi di acqua in bottiglia venduti in Italia ha messo in luce alcune preoccupazioni riguardo alla purezza di questo prodotto. I risultati mostrano che, in alcuni casi, l’acqua non è completamente immune dall’inquinamento ambientale.
Mineracqua risponde ad Altroconsumo e critica i dati del test realizzato sulle acque minerali in bottiglia
In particolare, sono state rilevate tracce di Tfa, un composto appartenente al gruppo delle sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), in diverse bottiglie provenienti da varie regioni italiane, oltre a un campione proveniente dalle Alpi francesi.
Sei marchi non hanno superato i criteri di sicurezza, mentre undici sono stati giudicati di buona qualità complessiva. Alcuni prodotti hanno ricevuto una valutazione appena sufficiente per quanto riguarda la presenza di inquinanti, evidenziando come il problema sia ancora presente in una buona parte dell’offerta disponibile sul mercato.
La risposta di Mineracqua
Mineracqua, la Federazione che rappresenta l’industria italiana delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente, ha diramato un comunicato di replica ai test di Altroconsumo, firmato da Ettore Fortuna, Consigliere Delegato e Vicepresidente Mineracqua.
Siamo per l’ennesima volta sorpresi nel verificare l’approssimazione con la quale Altroconsumo ha rappresentato alcuni risultati analitici relativi a test unilateralmente condotti, di cui ignoriamo le metodiche e che screditano la qualità delle acque minerali italiane.
La sicurezza delle acque minerali italiane
Vogliamo, innanzitutto, puntualizzare che la sicurezza delle acque minerali naturali presenti in commercio è garantita dalla “limpida” filiera dei controlli – dalla sorgente al prodotto finito – alla quale concorrono le ASL con il supporto analitico delle ARPA, le procedure HACCP delle aziende, le analisi annuali effettuate dalle Università per il mantenimento del riconoscimento ministeriale. Il prodotto finito (la bottiglia) è poi soggetto a frequenti campionamenti presso i punti vendita da parte degli organi competenti (ASL, NAS, etc.) per i successivi controlli analitici di conformità. Veniamo ora ad esaminare alcune “peculiari” interpretazioni che Altroconsumo propone ai propri lettori in relazione ai risultati di queste indagini:
TFA: un limite normativo inesistente
1. livelli eccessivi di TFA: nei prodotti bocciati è stato trovato in quantità eccessive (secondo i parametri usati per garantire la qualità dell’acqua potabile) Attualmente, in Italia, non è applicato alcun limite per il TFA nelle acque potabili; una bozza di decreto di modifica del D.lgs. 18/2023 sulle acque potabili propone il limite di 10 μg/L, ma tale bozza non ha ancora trovato attuazione. Pertanto, non esiste allo stato attuale alcun parametro “usato per garantire la sicurezza dell’acqua potabile”. La comunicazione di Altroconsumo è, pertanto, fuorviante, sia in quanto risulta errata nel riferirsi a un limite normativo non esistente sia perché risulta allarmistica quando utilizza il termine “eccessivo”. Eccessivo rispetto a cosa? A un limite che non esiste o ad una personale interpretazione della “evidence based public health”? Un’informazione “trasparente” avrebbe dovuto confrontare i risultati del TFA nelle acque minerali esaminate con le concentrazioni presenti nelle acque potabili e concludere sulla base di tali confronti che l’eventuale presenza di TFA nelle acque minerali è comunque a livelli ben al di sotto di quelli riscontrati mediamente nelle acque potabili.
Presenza di metalli: comunicazione distorta
2. la “presenza” e i “livelli eccessivi” di metalli pesanti quali alluminio, arsenico, manganese e nickel Premesso che Arsenico e Alluminio non sono metalli pesanti mentre lo sono Manganese e Nichel, è bene ricordare che per tali composti i limiti per un’acqua (minerale o potabile che sia) sono sempre stabiliti su criteri di sicurezza: il limite per l’Arsenico è infatti pari a 10 μg/L sia per acque minerali, sia per acque potabili. Ne consegue, per fare un esempio, che un’acqua contenente 9 μg/L di Arsenico e una contenente 1 μg/L sono equivalenti dal punto di vista tossicologico, cioè entrambe parimenti sicure. Ricordiamo, inoltre, che il Manganese è un elemento essenziale, e quindi è necessario tenerne conto nelle informazioni al consumatore. Ricordiamo, infine, che per l’Alluminio non sono presenti limiti di sicurezza né per le acque minerali (parametro da analizzare ma senza limite) né per le acque potabili (è tra i parametri indicatori con valore a 200 μg/L). Anche in questo caso la modalità di comunicazione è allarmistica e fuorviante per il consumatore.
Nitrati: non indicatore di contaminazione
3. un contenuto elevato di Nitrati in un’acqua minerale naturale può indicare una contaminazione umana della sorgente I Nitrati sono sali dell’acido nitrico e costituiscono un essenziale nutriente vegetale assorbito dalle piante dal terreno. Sono composti largamente presenti in natura e dotati di elevatissima solubilità in acqua. I Nitrati rappresentano la forma azotata più facilmente assorbibile da parte dell’apparato radicale dei vegetali; una volta assorbiti, vengono utilizzati per la sintesi di sostanze complesse indispensabili per la struttura e la funzione delle piante (proteine, acidi nucleici). I Nitrati sono quindi un componente naturale nella frutta, verdura e cereali. È per questi motivi che i Nitrati sono presenti in tutte le acque (minerali e di rubinetto), e non sono (salvo casi specifici) indicatori di inquinamento. Anche in questo caso la comunicazione di Altroconsumo è allarmistica e fuorviante per il consumatore. Ettore Fortuna, Consigliere Delegato e Vicepresidente Mineracqua.

















