Bagnini a Ostia, LaBur: “dove sono finiti i 380mila euro dati al Comune per il salvataggio sulle spiagge libere?”

Bagnini a Ostia, LaBur chiede al Campidoglio trasparenza sui fondi regionali destinati all’attivazione del servizio di sicurezza

pattino salvamento salvataggio assistente bagnanti bagnini bagnino canaledieci
Foto di archivio.

Bagnini a Ostia. Per il Laboratorio di Urbanistica LaBur quella che si profila su alcune delle spiagge libere urbane del Lido di Roma, nonché sugli arenili di Castel Porziano e Capocotta dove l’allestimento dei chioschi è ancora in alto mare sarà un’estate all’insegna dell’azzardo per i bagnanti.

Bagnini a Ostia, LaBur chiede al Campidoglio trasparenza sui fondi regionali destinati all’attivazione del servizio di sicurezza

Il problema nasce dal fatto che il Comune di Roma Capitale, dopo aver avocato a sé anche le competenze in materia di gestione delle spiagge libere ha attivato, tramite Zètema e con risorse destinate ad attività culturali, solo tre dei 59 presidi di sicurezza finanziabili con i fondi, pari a 380mila euro, appositamente stanziati dalla Regione Lazio a questo scopo.

Che fine hanno fatto quei soldi, visto che a stagione balneare già iniziata lo scorso 1° maggio a parte le tre spiagge libere urbane date in affidamento a cooperative under 35 e agli stabilimenti che provvedono per proprio conto, tutto il resto del litorale è privo dei 59 marinai di salvataggio previsti?”, si chiede Andrea Schiavone di LaBur.

Il tema della sicurezza dei bagnanti quest’anno è oggetto dell’ordinanza della Capitaneria di Porto di Roma numero 66 del 9 maggio scorso firmata dal Capo del circondario Marittimo, Silvestro Girgenti, che recependo le indicazioni governative ha stabilito in modo tassativo che, durante il periodo di balneazione, le spiagge pubbliche devono essere presidiate dai bagnini.

I nuovi obblighi imposti dalla Capitaneria di Porto

Un obbligo cogente, pertanto, e non un’indicazione discrezionale come avvento negli ultimi tre decenni. Obbligo che comporta una responsabilità diretta dell’ente amministrativo deputato e, nel caso di Ostia, del Campidoglio.

Un obbligo sinora disatteso -incalza Schiavone- anche perché dopo aver sottratto le deleghe al X Municipio né i consiglieri né gli assessori locali che in precedenza controllavano di persona, la situazione delle spiagge libere dove stanno già iniziando ad affluire centinaia di migliaia di persone è già fuori controllo. Soprattutto a Castel Porziano dove i chioschi sono ancora in costruzione e a Capocotta, dove non ne saranno pronti quattro su sei e i concessionari dei servizi non hanno alcun dovere di provvedere alla sicurezza a mare, così come stabilito dalle convenzioni predisposte dal Comune di Roma Capitale. Dei circa 40 bagnini che avrebbero già dovuto essere in servizio nelle due aree protette non c’è neppure l’ombra”.

Non va meglio neppure sulle spiagge libere urbane del Lido di Ostia. Fatta eccezione per quelle già affidate dove sono comparse postazioni arrangiate alla bell’e meglio per il personale in canottiera rossa.

A nostro giudizio -prosegue Schiavone- il servizio di salvataggio è stato organizzato in modo irregolare. I bagni chimici destinati al personale di servizio sono privi di autorizzazione e i marinai sono protetti solo da un ombrellone, mentre dovrebbero disporre di punti d’ombra adeguatamente attrezzati”.

“Il Comune ha di fatto ribaltato sui gestori il problema della sicurezza, ma senza considerare che l’iter autorizzatorio comporta doversi passaggi con la capitaneria di porto, l’agenzia delle dogane e via dicendo. Quindi con tempi incompatibili con le finalità di sicurezza della balneazione tra il terzo sabato del mese (17 maggio) e la terza domenica di settembre vale a dire il giorno 21”.

Un possibile escamotage per aggirare le norme sulla sicurezza delle spiagge libere

Ma l’escamotage che consentirebbe di aggirare l’obbligo di attivazione del servizio di salvamento potrebbe essere offerto dalla stessa ordinanza della Capitaneria di Porto nella parte in cui è previsto che “in casi eccezionali” i comuni costieri possano mettere, in sostituzione del bagnino, un idoneo numero di cartelli con una dicitura, tradotta in 7 lingue “balneazione non sicura” per mancanza di bagnini.

Il rischio, insomma, è che tutto finisca a tarallucci e vino e che, su tutto il tratto interessato, “alla fine ci siano 3 bagnini e 56 cartelli di segnalazione di pericoli che sono purtroppo sempre in agguato e si presentano puntualmente in zone ad altissima frequentazione” rimarca l’esponente di LaBur che annuncia la presentazione di tre diversi esposti nei confronti dell’amministrazione capitolina.

Una prima segnalazione -puntualizza Schiavone- sarà inviata alla Corte dei Conti perché, se il Comune non utilizzerà i 380mila euro messi a disposizione dalla Regione Lazio e poi provvederà ad attivare i presidi con fondi propri stanziati attraverso procedure di somma urgenza, cagionerà un danno al pubblico erario nel caso in cui spenda più del programmato e avendo avuto tutto il tempo per assolvere ai propri doveri”.

Tre esposti per garantire il rispetto della legalità

Poi c ‘è un problema di carattere penale che riguarda la Procura per eventi e rischi cagionati alla pubblica incolumità. Non deve ripetersi più quanto accaduto negli ultimi due anni, anche se fosse una sola morte per annegamento, come si è verificato nel caso della signora Palmisano”.

La donna perse la vita su una spiaggia libera priva di marinaio di salvataggio il 6 settembre del 2023 e nei giorni scorsi il pubblico ministero che segue il caso ha chiesto l’archiviazione nei confronti dei responsabili accusati di omicidio colposo.

Un terzo profilo lo segnaleremo alla Prefettura e concerne l’esercizio dei poteri sostitutivi, in forma commissariale, nei confronti dell’ente pubblico inadempiente che, nel caso elle spiagge libere, ha il dovere di garantire il massimo dell’efficacia nel gestirlo e non può abdicare agli obblighi imposti per legge. Il mancato affidamento del servizio di sorveglianza rientra tra queste prerogative e se il Campidoglio dovesse procedere con affidamenti diretti alle solite cooperative -conclude l’esponente di LaBur- finirebbe anche per violare il principio del ‘neminem laedere’ sotto il profilo della tutela della libera concorrenza e in danno di chi avrebbe potuto partecipare a un bando pubblico che non ha ancora visto la luce”.

Se sei interessato ad approfondire gli argomenti trattati in questo articolo clicca sulle parole chiave colorate in arancione all’interno di questo articolo e accedi alla banca dati di canaledieci.it.