Roma, torture e sberleffi ai pazienti disabili: tre operatori del Cem condannati

Violenze sui disabili del Centro di Educazione Motoria: tre operatori condannati

Una sedia a rotelle. Foto di archivio

Pazienti disabili malmenati e derisi nel centro dove avrebbero dovuto ricevere assistenza. Si è chiuso con tre condanne e un’assoluzione il processo, celebrato con rito abbreviato, a carico di quattro operatori sociosanitari impiegati presso il Centro di Educazione Motoria (CEM) di Roma gestito dalla Croce Rossa, arrestati lo scorso luglio dai carabinieri.

Violenze sui disabili del Centro di Educazione Motoria: tre operatori condannati

Le accuse mosse dalla Procura della Capitale andavano dal reato di tortura a quello di maltrattamenti. Le pene comminate dal giudice per l’udienza preliminare vanno dai 3 anni e 4 mesi ai 2 anni e 4 mesi di reclusione.

La vicenda si inserisce in un’inchiesta più ampia: lo scorso 13 gennaio, infatti, il gup aveva già disposto due rinvii a giudizio e due patteggiamenti, tra cui due a 4 anni per tortura, a carico di altri operatori della stessa struttura. Per due imputati che hanno scelto il rito ordinario, il processo inizierà il 4 novembre davanti alla prima sezione collegiale del Tribunale di Roma.

Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Procura di Roma e condotte dai carabinieri del nucleo investigativo, gli operatori avrebbero sottoposto alcuni pazienti affetti da gravi disabilità psico-fisiche a continue violenze fisiche e psicologiche.

L’inchiesta ha preso il via nell’aprile 2023 dopo una denuncia dei vertici della Croce Rossa di Roma — ente gestore del centro — che, notando una vistosa ecchimosi sul volto di un paziente, hanno immediatamente segnalato l’episodio. L’associazione si è poi costituita parte civile nel processo.

Le reazioni

È una vicenda molto grave,” ha commentato Francesco Pastorello, presidente della Croce Rossa di Roma.Il nostro obiettivo era garantire il pieno controllo sull’operato della struttura e assicurarci che chi ha agito in modo contrario ai principi dell’associazione venisse punito.

Siamo soddisfatti dell’esito: la magistratura ha saputo distinguere tra le diverse responsabilità, come dimostra l’assoluzione di uno degli imputati, riconosciuto estraneo ai fatti dal giudice.