Ospedale Forlanini di Roma, il museo anatomico che contribuì alla sconfitta della tubercolosi è in abbandono russian dating sites. La struttura, risalente al 1941, e sorta su iniziativa di Eugenio Morelli, allievo del Forlanini, con il contributo tecnico del signor Grutzner è tra le eccellenze dimenticate della sanità italiana.
Il museo anatomico che contribuì alla sconfitta della tubercolosi è in abbandono, appello per salvare dalla distruzione i reperti scientifici
Gli oltre 1200 metri quadrati di superficie dello spazio espositivo ospitano quattro sezioni principali: quelle di anatomia umana, anatomia patologica, anatomia radiologica e anatomia chirurgica.
Il livello di formalina in cui sono immersi i reperti è troppo basso e un intero campionario di organi e frammenti caratterizzati da un enorme valore storico, didattico e scientifico rischia di andare definitivamente in rovina lasciando che l’incuria degli uffici competenti della sanità regionale del Lazio abbia il sopravvento e cancelli così decenni di ricerche mediche sul campo.
Non si tratta solo di preservare la memoria storica di ciò che il Forlanini ha rappresentato nella cultura e nella storia sanitaria della città eterna e dove Pierpaolo Pasolini ha, tra l’altro, ambientato alcuni capitoli del romanzo “Una vita violenta”, ma di custodire preparati relativi a quadri patologici, non più riscontrabili attualmente, specie nel campo della tubercolosi in buona sostanza debellata alle nostre latitudini.

Un patrimonio di inestimabile valore soprattutto se si considera che la conservazione di preparati relativi a quadri patologici sono fondamentali rispetto alla recrudescenza di alcune patologie dell’apparato respiratorio.
Patologie che un tempo erano molto diffuse tanto da richiedere la costruzione di nosocomi dedicati lontani dai centri delle città e dal relativo inquinamento dell’aria.
Chi conosce l’importanza del Museo anatomico sollecita la Regione Lazio ad assumere iniziative utili a preservarne l’esistenza, anche perché le strutture ospedaliere da tempo abbandonate al degrado sono al centro da anni di un progetto di riqualificazione e recupero finanziato dalla Regione Lazio e dall’Inps con circa 300 milioni di euro.
Lo scopo è di installarvi strutture dedicate all’erogazione di servizi sanitari, ma anche di creare spazi da destinare alla Divisione Investigazioni Antimafia (Dia) e ad altri enti pubblici.

















