Rubò le ceneri di Elena Aubry per nasconderle nel suo armadio: i motivi della condanna del ladro seriale di lapidi

Marco Conocchia rubò oltre le cenere della Aubry 358 foto di lapidi: i motivi della condanna per il cimitero casalingo

Una immagine di Elena Aubry

Rubò le ceneri di Elena Aubry, registrando la data del furto (4 marzo 2020), e poi le nascose nel suo armadio in camera da letto. Ceneri restituite solo quando Marco Conocchia, ladro seriale di lapidi di defunte, il 23 maggio del 2020, si ritrovò due carabinieri sotto casa che gli chiesero, quasi con cortesia: “Restituisci l’urna della Aubry”.

Marco Conocchia rubò oltre le cenere della Aubry 358 foto di lapidi: i motivi della condanna per il cimitero casalingo

Conocchia, cinquantenne del Prenestino, sapeva di essere ormai alle strette, così aprì la sua casa dove i militari scoprirono un camposanto al femminile. Mentre Coonocchia apriva l’anta per prendere le ceneri della motocilcista morta sulla via del Mare, da lui gelosamente nascoste per due mesi, i carabinieri si ritrovano tutt’attorno una stanza ricoperta di lapidi di giovani donne, che si scoprirà poi tutte rubate al Verano, come l’urna Elena. Una camposanto al femminile con lapidi che sbucava anche da un trolley tenuto aperto.

A fare la ricostruzione esatta di quel rinvenimento che ha fatto uscire dal peggiore degli incubi la mamma di Elena Aubry, Graziella Viviano, stremata aver perso anche i resti dell’amata figlia, il giudice Sergio Natale, nelle motivazioni con le quali ha condannato a novembre il ladro necrofilo a due anni e quattro mesi di carcere per il possesso di 358 foto di giovani donne distaccate da pietre sepolcrali al Verano. Per la sottrazione delle ceneri di Elena, invece, è sottoposto a un procedimento a parte.

Le conclusioni del giudice

Per le foto delle defunte Marco Conocchia, assistito in contumacia dall’avvocato Daniele Bocciolini, rispondeva di ricettazione.Si afferma la penale responsabilità dell’imputato – ha scritto il giudice – Tanto si impone, in primo luogo, in ragione della natura e del valore dei beni in questione ma anche l’elevato numero delgli stessi – ben 358 fotografie rubate da altrettante lapidi – che denota una certa dimistichezza nell’agire criminoso ed illustra una personalità che si caratterizza per una non ridotta capacità a delinquere.

Esclusa l’incapacità di intendere e di volere, pur avanzata dalla difesa, che puntava a una seconda perizia psichiatrica per l’imputato. La prima – quella presa in esame dal giudice – infatti pur considerando “il disturbo schizoide della personalità” aveva ritenuto che “la disfunzionalità non era in grado di assumere un valore di infermità tale da poter inficiare la sua capacità di discernimento”.

Il diario segreto

Il ladro che si innamorava delle defunte, pur nella sua stravaganza al limite della follia, manteneva una certa lucidità come annotare in un quaderno, una sorta di diario segreto, la data delle sottrazioni. I carabinieri all’epoca ritrovarono anche quella di Elena Aubry, in Italia in quei giorni stava per scattare il lockdown.

4.3.20 Presa Elena Aubry. Nata 28.10.1992. Morta 6.5.2018”. Il 5 maggio la mamma di Elena si accorge della sparizione: una tragedia nella tragedia. Il necrofilo si era portato l’urna a casa. La teneva custodita insieme alle 358 lapidi per cui ora è stato condannato. Per la signora Graziella Viviano il giorno del ritrovamento fu davvero la fine di un incubo senza fondo, impensabile.