Ogni edizione del Festival di Sanremo porta con sé sorprese, imprevisti e polemiche, e questa del 2025, la numero 75, non fa eccezione, anzi, ci sono già dalla prima serata varie discussioni e tematiche che coinvolgono i telespettatori e tra queste una delle più dibattute è quella del playback. Molti si domandano infatti se i cantanti in gara si esibiscano in playback o con la propria voce “dal vivo”, non registrata.
Molti telespettatori, guardando il Festival di Sanremo 2025 si domandano se qualche cantante in gara si stia esibendo in playback: tutta la verità
Cantare in playback nei concerti o nelle esibizioni, da sempre è uno stratagemma che molti artisti utilizzano ciclicamente, quando ad esempio sono indisposti o vengono da un periodo di salute non ottimale che ne riduce le potenzialità canore.
Anni fa era addirittura obbligatorio da regolamento, a Sanremo, cantare in playback, mentre nell'”era moderna” compresa l’edizione in corso, è vietato.
Non si può, in buona sostanza, cantare in playback a Sanremo 2025, tutti devono dare vita alle loro performance, sul palco dell’Ariston, durante la gara, rigorosamente dal vivo, senza eccezioni.
Storicamente, nelle edizioni passate del Festival della canzone italiane, tuttavia, ha cantato in playback ed è stato scoperto, pagando a caro prezzo l’utilizzo di questo stratagemma.
Il primo della storia di Sanremo a cantare in playback è stato Bobby Solo nel 1964, quando l’artista si è esibito in una delle sue “hit” senza tempo, “Una lacrima sul viso”.
Nonostante fosse quindi affetto da laringite, il cantante è stato subito smascherato e squalificato, ma, paradossalmente, questa “querelle” legata al playback di Bobby Solo in quell’edizione di Sanremo, ha dato grande risalto alla canzone, rendendola, di fatto, il suo brano simbolo.
Pertanto, dai tempi della squalifica di Bobby Solo, a Sanremo si è fatta grande attenzione a squalificare chi cantava in playback, almeno fino all’edizione del Festival del 1984, che, nella storia, è stata ricordata come quella dove le “pre-registrazioni” hanno dominato in lungo e in largo, diventando quasi la norma.
Quella del 1984, infatti, è stata un’edizione in totale controtendenza, per volere delle major discografiche, con l’intenzione di lanciare sul mercato le nuove canzoni dei loro artisti impegnati a Sanremo, che si sono quindi esibiti con delle versioni sepciali dei loro brani.
Ma non tutto, in quell’edizione di Sanremo è filato liscio, dato che la decisione delle case discografiche di imporre il playback durante il Festival ha creato vibranti polemiche: basti ricordare il momento nel quale Vasco Rossi, icona della musica del Belpaese, è andato via dal palco dell’Ariston ancora prima che terminasse la sua canzone.
Anche i mitici Queen, re delle esibizioni dal vivo, hanno dovuto esibirsi in playback e Freddy Mercury, obbligato a fingere di cantare “Radio Ga Ga” si è “vendicato” chiudendo la bocca e tenendo lontano da sé il microfono durante la sua esibizione, lasciando intendere che non era assolutamente una performance “live”.
Fortunatamente, già dall’edizione di Sanremo 1985, Claudio Baglioni è tornato all’antico, diventando l’unico di quell’anno a cantare dal vivo “Questo piccolo grande amore”, in uno splendido e indimenticabile mix di voce e piano.
Da quell’edizione, dunque, il playback è tornato ad essere bandito da Sanremo.
Tutto perfetto, dal punto di vista dell’assenza di playback, fino alla scorsa edizione del Festival, quella del 2024, quando il cantante Lazza, pur non in gara, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica per un imprevisto.
In particolare, dal palco Suzuki di Piazza Colombo ha iniziato a cantare uno dei brani che lo hanno reso celebre al grande pubblico dei fan “Cenere” (con la quale l’artista si era classificato al secondo posto a Sanremo), ma qualcosa non quadra, riguardo alla sua performance.
Voce non in sincrono rispetto al movimento delle labbra di Lazza e fioccano subito contestazioni e riferimenti all’utilizzo del playback da parte sua.
In realtà, la verità poi scoperta è che dei problemi tecnici avevano effettivamente Lazza a fare ricorso al playback, spingendo il cantante a scusarsi pubblicamente sui suoi account social.
A Sanremo, dunque, non si può cantare in playback ma è concesso, in alcuni casi, l’utilizzo dell’ormai diffusissimo programma informatico dell’autotune, creato nel 1997 per modificare l’audio e la voce, per correggere alcuni difetti vocali, dare una particolare intonazione e creare effetti sonori artificiali di vario tipo.
Rap, trap, hip-hop e R&B sono generi musicali che da decenni usano il software dell’autotune per questi scopi in ogni concerto dal vivo o registrazione, in tutto il mondo, dando una verve e un’aura altrimenti impossibile da raggiungere, ad alcuni brani poi entrati nel cuore dei fan e nella storia della musica globale.
Pertanto, Sanremo, come anche alcuni talent tv notissimi, come X Factor ed Amici, concedono ai cantanti di usare l’autotune, ma rispettando sempre una regola base: si può aggiungere al brano ogni tipo di effetto acustico, ma non si deve mai correggere l’intonazione vocale del cantante o della cantante, pena la squalifica dalla competizione.




















