“Mio figlio andava fatto arrestare, pure malmenato visto quello che stava facendo, ma non ammazzato com un topo, sparato alle spalle, alla nuca mentre scappava. Quella guardia giurata è pericolosa, va arrestata”. Il papà di Antonio Circiumel il rapinatore ucciso sulla Cassia non si dà pace. “Ridono della morte di mio figlio. Contenti di saperlo morto. Mio figlio doveva essere condannato dalla giustizia per quello che ha fatto, non a vita da un giustiziere che ha sparato una decina di colpi di pistola in un piazzale”.
Parla il papà del rapinatore ucciso: “Mio figlio ucciso a colpi di pistola alle spalle. Siamo disperati”
L’autopsia sulla salma del rapinatore sarà eseguita entro domani al Policlinico Gemelli. Le indagini, intanto, vanno avanti su due fronti: sulla ricerca dei complici di Ciurciumel e sulla ricostruzione della sua morte.
La Procura di Roma, intanto, ha escluso per Antonio Micarelli l’ipotesi dell’eccesso colposo di legittima difesa, puntando su un’accusa più pesante: l’omicidio. Si saprà poi se con dolo eventuale.
I magistrati a giorni dovrebbero disporre una perizia sulla traiettoria dei proiettili e sulla distanza dell’esplosione, sembra ravvicinata.
Per comprendere meglio quanto successo bisogna tornare, però, al pomeriggio di giovedì 6 febbraio. Intorno alle 18 quattro ladri fanno irruzione in un appartamento al civico 1004 di via Cassia. All’interno c’è l’inquilina, una 61enne ucraina: vive nell’appartamento concessole da un medico.
La donna, di professione badante, si ritrova i quattro in casa che le chiedono della cassaforte. Lei sosterrà di non sapere nemmeno che ci fosse una cassaforte.
Sotto minaccia viene trattenuta (ma non legata) a un angolo da due dei ladri mentre gli altri con un piccone tentano di smurare la cassaforte provocando forti rumori.
Rumori che insospettiscono Antonio Micarelli, la guardia giurata, che con la pistola alla cintola, suona al campanello della vicina di casa. I ladri capiscono di essere scoperti e si lanciano dal balcone per fuggire.
La guardia giurata a quel punto si precipita nel piazzale per inseguirli. E spara, dieci colpi di cui uno fatale per il 24enne romeno. Il vigilantes dirà poi di essere stato costretto ad aprire il fuoco per difendersi dai ladri che volevano investirlo con l’auto lanciata a velocità.
Antonio Ciurciumel però non è sull’auto. Sotto la fitta pioggia di proiettili non è riuscito a salire. I complici per sfuggire ai proiettili lo hanno abbandonato. E’ allora che la giurata gli spara alle spalle, colpendolo alla nuca, mentre cerca di scavalcare una recinzione.
La pistola nella cintola o meno?
L’inchiesta ora dovrà chiarire un altro elemento chiave. La guardia giurata aveva già la pistola quando è intervenuto o l’ha presa a casa quando ha avuto il sospetto del furto in corso? E’ stata una sua intuizione o è stato avvisato da altri vicini? Le risposte potrebbero incidere sull’intensità del dolo, sulla volontarietà dell’atto. Altro aspetto: ha sparato tutti quei colpi per uccidere o perché pressato dalla situazione?
Intanto i complici di Ciurciumel sono ricercati dai carabinieri per rapina aggravata. Il tentato furto nell’abitazione si è trasformato nel reato più grave viste le minacce rivolte alla donna.



















