Roma, rapine a mano armata alle Poste: presi i banditi vestiti da salumiere

I due banditi accusati di aver messo a segno due rapine a mano armata con 'sequestro' dei dipendenti

rapine all'ufficio postale di Grottarossa
Un momento della seconda rapina all'ufficio postale di Grottarossa

Presi i due banditi che vestiti chi salumiere chi da operaio, con pistola in pugno, hanno messo a segno in cinque mesi due rapine all’ufficio postale di Grottarossa saccheggiandola complessivamente di 300mila euro.

I due banditi accusati di aver messo a segno due rapine a mano armata con ‘sequestro’ dei dipendenti

Ad arrestare i due rapinatori – Filippo G., 52 anni di Fidene e un suo complice di vecchia data Luciano T., 67 anni, di Rignano Flaminio – i carabinieri della compagnia di Roma Trionfale in esecuzione a una misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Due le rapine contestate. La prima messa a segno 3 novembre del 2023 e la seconda il 9 aprile 2024 sempre all’ufficio postale di via Grottarossa, a Roma, dove i due uomini, travisati e armati di pistola, dopo aver rinchiuso i dipendenti in più uffici,  hanno costretto in entrambi i casi la direttrice ad aprire la cassaforte, portando via contanti anche dai cassetti degli sportelli ATM, per circa 300.000 euro.

Rapine da incubo. Nel colpo di novembre la direttrice era minacciata nel parcheggio vicino all’ufficio postale alle 7 e 45 del mattino e costretta insieme agli impiegati che man mano arrivavano ad entrare in ufficio ed eseguire i loro ordini. Per gli impiegati (di cui uno preso in ostaggio per coprire la fuga) una sola consolazione: “La terza volta non verremo perché troppo rischioso, buone vacanze”.

Il tatuaggio e l’auto

La svolta nell’indagine arriva con l’identificazione del rapinatore di Fidene (quello vestito da operaio) tramite un tatuaggio a forma di croce posto fra il pollice e l’indice della sua mano sinistra. Il tatuaggio viene immortalato da un sistema di videosorveglianza dopo che il rapinatore si è fermato a far colazione in un bar.

Da lì si risale a ritroso anche all’auto dalla quale è sceso, una Passat nera. La stessa che il complice sessantenne guida spesso anche se intestata al figlio. Un’auto su cui i due amici erano stati fermati anche poche settimane prima.

Il quadro delle indagine è chiuso e per i due uomini nonostante i travisamenti si aprono le porte del carcere.