Civitavecchia, detenuto si chiude in cella e lancia bombole incendiarie: un agente ferito

Detenuto si chiude in cella e inizia a scagliare bombole incendiarie all'esterno, colpendo e ferendo un agente arrivato a disarmarlo

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Civitavecchia: un detenuto ha creato il panico allo stato puro barricandosi all’interno della sua cella nel carcere cittadino, scagliando all’esterno bombole incendiarie, di fatto vere e proprie molotov, che hanno ferito un agente arrivato per disarmarlo.

Detenuto si chiude in cella e inizia a scagliare bombole incendiarie all’esterno, colpendo e ferendo un agente arrivato a disarmarlo

Alla fine il detenuto è stato disarmato, identificato e ricondotto in cella, mentre l’agente se la è cavata con ferite guaribili con alcuni giorni di prognosi.

La denuncia dell’episodio avvenuto recentemente, sabato mattina 10 febbraio, nel carcere civitavecchiese è stata fatta dal sindacato di categoria della Fp Cgil di Polizia Penitenziaria, al ministro della giustizia del Governo italiano, Carlo Nordio a segnalare una situazione che dovunque è drammatica, da nord a sud, nelle prigioni della Penisola.

Le criticità delle prigioni e, similmente, anche dei centri d’accoglienza, teatro di un altro grave episodio a Roma giusto la settimana scorsa, sono note: ambienti promiscui, con scarsa igiene, sovraffollati di prigionieri o persone che sono comunque costrette a restare in questi posti e organici penitenziari che sono in palese inferiorità numerica.

Inoltre non va dimenticato che tantissime volte i sindacati hanno sottolineato come nelle carceri spesso ci siano moltissime persone affette da gravi patologie psichiatriche che rappresentano vere e proprie “armi improprie”, individui pericolosissimi il cui stato mentale non dovrebbe permettere, teoricamente, la permanenza in carcere.

Tutte queste motivazioni creano spesso, dovunque e a intervalli regolari, risse, violenze e aggressioni nelle carceri da parte dei detenuti ai danni del personale penitenziario, in una situazione drammatica, suicidi in cella, in un tourbillon di dolore che non è più sostenibile e per la quale i Sindacati chiedono misure urgenti e drastiche a tutela della sicurezza dei loro iscritti.

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