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Villa degli orrori di Ardea: Maricetta Tirrito resta in carcere. Domiciliari per il compagno e la collaboratrice

Villa di Ardea: anziani vittime inconsapevoli di un sistema di spoliazione e appropriazione del patrimonio economico e immobiliare

La Procura di Velletri ha chiuso le indagini sulla cohousing degli orrori di via Isernia ad Ardea, partite da un blitz della Polizia di Stato il 18 gennaio 2023 a seguito del quale sono state arrestate quattro persone tra cui Maricetta Tirrito.

L’attivista contro la violenza sulle donne e per la lotta alla mafia, nonché presidente dell’associazione “Laboratorio Una Donna”, è accusata insieme con il compagno Fabio Corbo, Silvana Loconte, collaboratrice dell’attivista e un medico di base di Ardea sospeso dal servizio, di circonvenzione di incapace, esercizio abusivo della professione medico infermieristica e falso ideologico in atto pubblico.

Villa di Ardea: anziani vittime inconsapevoli di un sistema di spoliazione e appropriazione del loro patrimonio economico e immobiliare

In quell’abitazione di Ardea, tenuta in pessime condizioni igienico-sanitarie, una quindicina di anziani e una donna straniera reduce da una malattia infettiva con sua figlia di 16 anni, vivevano nella muffa e gli escrementi di topo, oltre ad essere vittime inconsapevoli di un “sistema di spoliazione ed appropriazione del patrimonio, economico ed immobiliare” che sarebbe stato messo in atto in particolare nei confronti di due soggetti anziani affetti da gravi patologie psico fisiche.

Un sistema collaudato secondo le contestazioni della Procura dalla principale indiziata Maricetta Tirrito, l’attivista antimafia che con queste accuse è stata arrestata a Ostia dalla Procura di Velletri e dalla polizia di Anzio a metà dicembre dello scorso anno.

La donna resta in carcere dopo che la sua richiesta di revisione dell’ordinanza di custodia cautelare è stata respinta dal Tribunale del Riesame, che nelle stesse ore ha anche confermato la restrizione ai domiciliari nei confronti del suo compagno Fabio Corbo, e disposto i domiciliari per S. L. collaboratrice dell’attivista nella “cura” delle persone anziane residenti nella struttura.

Tra le accuse contestate poi, anche quella di omicidio con dolo eventuale collegata alla morte di Luigi Bonomo, anche se su questa ipotesi di reato mancherebbero le condizioni per la misura cautelare prevista.

Proprio il 72enne sofferente di demenza senile con un aggravamento dopo la morte della moglie che lo ha portato a finire sulla sedia a rotelle, era una delle vittime per il quale secondo gli inquirenti sarebbero stati prodotti e utilizzati certificati medici falsi attestanti la sua capacità di intendere e di volere, nel momento della decisione di trasferire a Fabio Corbo, il compagno dell’attivista Maricetta Tirrito la proprietà della sua casa di Anzio.

Il villino sarebbe stato acquistato di fatto per una somma minima, e cioè 5mila euro risultati anche sui movimenti bancari del 72enne, versati il 26 settembre 2022 con causale “offerta acquisto immobile“, un conto dove peraltro, sarebbero stati prelevati dagli indagati, più di 30mila euro. Allo stesso Bonomi poi, gli indagati avrebbero anche fatto sottoscrivere in loro favore “la cessione del quinto della sua pensione“.

Lo stesso destino sarebbe toccato anche ad un altro anziano, finito nella villa degli orrori, il signor Vincenzo, a cui sarebbero stati prelevati oltre 50mila euro dal conto e oltre 170mila da un libretto di deposito a risparmio, attraverso una procura. Un foglio manoscritto di tre pagine nel quale lo stesso delega la Maricetta Tirrito: “a fare tutto con le mie cose e di miei soldi”.

Il 18 novembre del 2022 l’uomo risulto essere vittima di “circonvenzione di incapace” da parte dell’attivista contro le mafie Maricetta Tirrito e della sua collaboratrice S.L. con una denuncia presentata ai militari della Tenenza dei Carabinieri di Ardea. La Tirrito interrogata a dicembre si era avvalsa della facoltà di non rispondere.