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Ostia, è morta per annegamento Luigia Palmisano: si apre la pista della responsabilità del X Municipio

Luigia Palmisano poteva forse salvarsi con la presenza di un marinaio di salvataggio: l'autopsia conferma la morte per annegamento. Escluso infarto o ictus

Dopo 23 giorni dalla tragica morte di Luigia Palmisano sulla spiaggia libera di Ostia, lo scorso lunedì e a seguito di specifica richiesta dei familiari, la Procura di Roma ha disposto l’autopsia sul corpo della 77enne, che ieri si è svolta a Tor Vergata. L’esito reso noto in queste ore, apre una pista investigativa sulla eventuale responsabilità del X Municipio di Roma Capitale.

Luigia Palmisano poteva forse salvarsi con la presenza di un marinaio di salvataggio: l’autopsia conferma la morte per annegamento. Escluso infarto o ictus

Un piccolo passo verso la ricerca della verità e delle giustizia sulla morte di Luigia Palmisano, la 77enne di Ostia deceduta lo scorso 6 settembre nello specchio d’acqua tra la spiaggia dei cani e la Spiaggia libera “Grigia” su Lungomare Duca degli Abruzzi, è stato fatto.

Sul corpo della donna, che si trovava ancora all’obitorio di Tor Vergata, non consentendo ai familiari nemmeno la possibilità di svolgere le esequie, è stato finalmente disposta l’autopsia. che ieri ha dato come primo esito, la conferma di quanto sospettato dalla stessa famiglia, e cioè che la morte della 77enne sia avvenuta per annegamento.

I risultato completi degli esami non si avranno prima di 30/60 giorni, ma intanto quanto reso noto dai legali della famiglia, gli avvocati Domenico Stamato e Vittorio Mazzocca Gamba, che avevano richiesto l’autopsia giudiziaria affinché potessero essere verificate le cause di morte, apre una pista investigativa sulla eventuale responsabilità:

Responsabilità – spiegano – che in primis potrebbero ricadere sul Sindaco di Roma Capitale, e di Dirigenti del X Municipio a titolo di cooperazione colposa, per non aver garantito il servizio di salvamento sulla spiaggia libera attrezzata di loro competenza”.

Appresa la notizia, per i familiari che ancora non si riescono a farsi una ragione della morte della donna, in circostanze che invece avrebbero dovuto prevedere un soccorso, e come nel caso di una spiaggia non sicura degli avvisi di balneazione, a questo punto andranno avanti nella ricerca della giustizia.

“Mia madre – ha commentato la figlia – era lì per camminare proprio come le aveva detto di fare il medico. Mentre non è tornata a casa. La conferma dei segni di annegamento e non di infarto, ictus né morte violenta, ci fanno ancora più rabbia, perché forse con l’intervento pronto di una marinaio di salvamento si sarebbe potuta salvare. Era a 5 metri dalla riva e se come pensiamo è svenuta e caduta a faccia avanti, là dove è stata trovata c’era tutto il tempo di correre in suo soccorso”.

Per i legali la vicenda tragica poteva essere evitata, in primis per i pregressi e numerosi episodi accaduti ad altri bagnanti, che avrebbero dovuto far scattare in quel tratto di spiaggia il divieto di balneazione e non solo un avviso della mancanza di servizio di salvamento, scritto con caratteri piccoli e posto ad un’altezza non alla portata di tutti. “La signora Palmisano era alta poco più di 1,50 m”.

“Sulla tragedia – dichiarano gli avvocati – pesa anche quella che si chiama “responsabilità di contatto sociale”, e cioè la fiducia dei residenti che confidavano sulla sicurezza della spiaggia, sapendo che in passato il servizio di salvamento in qualche modo era stato assicurato. Quel cartello pertanto, sarebbe stato insufficiente a scongiurare il pericolo, rendendosi necessario alla luce di precedenti, delle misure straordinarie, come il divieto balneazione con obbligo di controllo della polizia locale“.