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La Simeu: “Agosto di duro lavoro per i medici dei pronto soccorso di Civitavecchia, Ostia e Formia”

Agosto con le presenze turistiche in grande aumento per la stagione estiva sarà un mese di grande sforzo e duro lavoro per gli operatori sanitari dei pronto soccorso della Regione Lazio

A Roma e nel suo hinterland, litorale laziale compreso, agosto da sempre è il periodo di punta della stagione estiva, con turisti ad aumentare la popolazione e le presenze nei vari comuni e dunque anche il superlavoro dei pronto soccorso, come ad Ostia, Formia e Civitavecchia, dove il Sindacato del Simeu – Società Italiana della Medicina d’Urgenza, annuncia un mese agostano che sarà di duro lavoro per gli operatori sanitari.

Agosto con le presenze turistiche in grande aumento per la stagione estiva sarà un mese di grande sforzo e duro lavoro per gli operatori sanitari dei pronto soccorso della Regione Lazio

Beniamino Susi, vicepresidente del sindacato del Simeu, traccia un bilancio della situazione attuale e ipotizza quale potrà essere il carico di lavoro, previsto davvero in grande aumento nel mese in corso: “In questi giorni di agosto nel Lazio sono i pronto soccorso di Ostia, Civitavecchia e Formia ad essere sotto pressione per gli accessi legati al grande flusso di vacanzieri. Solo a Civitavecchia ogni nave da crociera porta 6mila turisti. Mentre i Dea romani reggono meglio, ci sono meno residenti in città, anche se arrivano in pronto soccorso tanti turisti spesso per incidenti in monopattino e per intossicazioni alimentari. Ferragosto? Ci auguriamo sia tranquillo”.

A Roma  – prosegue Susi – abbiamo retto molto bene nelle settimane passate quando c’è stata una ondata di calore molto forte – ricorda Susi, direttore del pronto soccorso di Civitavecchia – C’è stato un aumento del 10-15% degli accessi in quei giorni, ma non ci sono state situazioni di paralisi pur avendo una carenza cronica di medici d’emergenza del Lazio. Dove, oltre alla misure varate dal ministero della Salute con i vari incentivi, sono state messe in campo anche risorse della Regione per far partire progetti che potessero drenare il problema dell’attesa dei pazienti sulle barelle in attesa di essere visitati e gestiti dal pronto soccorso. In questo modo – precisa – è possibile poi recuperare operatori da impegnare proprio nella presa in carico del paziente che arriva al Dea”.

Tuttavia, come raccontatovi negli ultimi giorni, a Tivoli  e a Roma, ci sono state aggressioni al personale sanitario in servizio, che accrescono la percezione d’insicurezza della categoria, come sottolinea il vicepresidente: “Negli ultimi giorni ci sono stati episodi di violenza ai danni di operatori sanitari dei pronto soccorso: possiamo mettere posti di polizia, ma deve cambiare l’atteggiamento e serve un lavoro culturale rispetto al nostro impegno che è sempre in situazioni di difficoltà – conclude Susi – In pronto soccorso cerchiamo di dare risposte: aggredire un collega o una infermiera a cosa serve? Si deve migliorare su molti livelli per far capire che picchiare un medico che lavora è un danno alla comunità e non si ottiene certo una risposta”.

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