Ostia, usuraio si faceva pagare con prosciutti e formaggi: condannato a 6 anni

Prosciutti e formaggi per spingere la vittima a saldare tutto il debito: ecco le pretese dell'usuraio

Prosciutti e forme di formaggio. Quando la sua vittima, il titolare di un minimarket di Ostia, aveva dato fondo a tutti i risparmi Stefano Lattanzi, l’imprenditore di Ostia Antica finito in manette lo scorso novembre per usura, avrebbe preteso pagamenti con generi alimentari. Ora per Lattanzi è arrivato il conto della giustizia: è stato condannato a 6 anni di carcere per usura, tentata estorsione e lesioni.

Prosciutti e formaggi per spingere la vittima a saldare tutto il debito: ecco le pretese dell’usuraio

La condanna di primo grado è arrivata il 18 gennaio a piazzale Clodio dopo che per l’imputato il gip Daniela Caramico D’Auria aveva disposto l’immediato cautelare.

Se non hai i soldi, i debiti li paghi con prosciutti e forme di parmigiano. Era questo il diktat che, secondo la procura, l’imputato avrebbe imposto al titolare di un minimarket di Ostia che era ricorso a lui per un prestito di 40mila euro durante il lockdown.

Dagli atti emergono pure le pesecuzioni: “Ti ammazzo se non mi porti i soldi pezzo di me…a. Lunedì ti imbrocco in negozio e non mi dire che non ti ho avvisato“.

Lattanzi era finito in carcere nel novembre del 2021 dopo la denuncia della vittima. (leggi qui).

Tutto è iniziato con il primo lockdown quando, a marzo del 2020, il titolare di un minimarket a conduzione familiare ad Ostia si è trovato nell’impossibilità di pagare i fornitori. Dopo aver ricevuto il rifiuto di un fido da parte degli istituti di credito e delle finanziarie, il commerciante si è rivolto all’amico di un amico.

Stefano Lattanzi, appunto, imprenditore del settore macchine agricole, con attività a Ostia Antica.

Secondo l’accusa, Lattanzi avrebbe prestato 40mila euro al negoziante pattuendo la restituzione attraverso il pagamento di 2000 euro ogni settimana per 25 settimane. Il totale, dunque, avrebbe fatto 50mila euro, con l’applicazione di un tasso d’interesse del 25%, pari al 50% annuo.

Lo sconfinamento dei pagamenti oltre le 25 settimane, nelle quali il negoziante avrebbe restituito “solo” 18mila euro, avrebbe attivato, secondo le indagini, minacce e persino una sorta di “spesa proletaria” nel negozio della vittima. Sarebbe successo, infatti, che un giorno si sono presentate più persone nell’alimentari portando via confezioni e prodotti senza pagare.

Ad agosto scorso, dunque, due tentativi consecutivi di suicidio da parte dell’alimentarista. E la denuncia presentata dopo che la polizia ha scoperto la vera ragione delle forme di autolesionismo.

Da quel momento, d’intesa con il pool Antiusura, l’uomo è stato messo sotto osservazione, sono state posizionate varie telecamere e microspie e sono state intercettate tutte le telefonate minatorie ricevute. In un caso, Lattanzi sarebbe arrivato a schiaffeggiare e minacciare la sua vittima in presenza di un poliziotto che nel negozio si era finto tecnico dei frigoriferi.

Nel corso dell’aggressione l’usurato riportava lesioni personali, in particolare un trauma facciale e un trauma cranico, dopo essere stato minacciato di morte, per costringerlo all’immediata restituzione degli interessi maturati con il debito. Da qui anche la condanna per lesioni e per tentata estorsione.

“Meglio denunciare”

Soddisfatto l’avvocato Fabrizio Armelisasso, il legale che ha assistito la vittima del procedimento: “Ritengo che il coraggio di chi ha denunciato debba essere di stimolo per chi si trova ancora intrappolato tra minacce, violenze e richieste impossibili di restituzione dei prestiti”, ha dichiarato il penalista.

Va ricordato al lettore che un indagato è da ritenersi innocente fino al terzo grado di giudizio e che le eventuali prove a suo carico si formano durante il processo. Le accuse restano tali se non sono supportate da prove in fase dibattimentale.

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