Roma, cinese modifica slot machine del bar e truffa i clienti: in tre a processo

Puntando forte sulla ludopatia compulsiva di molti clienti, la cittadina asiatica arrotondava considerevolmente i suoi guadagni mensili

sala slot

Roma: truffa in piena regola da parte di un bar nel quartiere Talenti, in via Carlo Lorenzini, che erano modificate ad arte per incassare molto più del dovuto. Per questo motivo ora la titolare, una cinese di 33 anni, ha affrontato un processo con l’accusa di frode informatica insieme a due tecnici che l’avevano aiutata ad allestire il suo piano criminale.

Puntando forte sulla ludopatia compulsiva di molti clienti, la cittadina asiatica arrotondava considerevolmente i suoi guadagni mensili

Per riuscire nel suo intento, la cittadina asiatica aveva modificato tarando diversamente da quanto consentito per legge la smart card interna alla slot, facendo abbassare le vincite dei clienti del locale e quindi ottenendo un guadagno via via sempre superiore rispetto a quanto giocato dagli  avventori.

Un inganno durato diverso tempo, usando a proprio favore la grave dipendenza di alcuni clienti, incassando, fino a gennaio 2020, un bottino da oltre 8mila euro e il processo sta ancora oggi stabilendo le esatte responsabilità, approfondendo se eventualmente la quantità di denaro ottenuto dal raggiro possa essere ancora più cospicuo.

Ludopatia e gioco spesso si fondono diventando una grave piaga sociale e come spesso accade in molte sale slot, oltre a consumare cibo e bevande, le persone, alle ore più disparate del giorno e della sera, puntavano denaro a ripetizione senza sapere di essere oggetto di frode.

Oltretutto i soldi sottratti illegalmente sono stati trovati dalle forze dell’ordine tutti all’interno del bar, incastrando il trio criminale, che è finito dunque a processo per frode informatica.

Giusto qualche mese fa in un altro nostro articolo vi avevamo raccontato della follia di un padre, un 40enne della Moldavia, che per giocare alle slot machine in modo compulsivo aveva lasciato il figlio chiuso in macchina per ore.

In quel caso ci si trovava a Grottaferrata, in piazza Squarciarelli, e l’uomo, all’interno di una sala slot della città dei castelli romani aveva lasciato a tarda sera il figlio di 8 anni rinchiuso nella sua autovettura, con i carabinieri che si sono accorti del pianto del bimbo, andando così alla ricerca del genitore. Per scoprire ulteriori particolari su questa vicenda, clicca sul link all’articolo (leggi qui).

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Gioca di notte alle slot e lascia il figlio chiuso in macchina: papà nei guai