“Papà picchia mamma col bastone”, 41enne in manette

Papà picchia la mamma col bastone. A confermare le persecuzioni di una 35enne, malmenata e perseguitata per 18 anni dal marito, le parole della loro bambina. Uno sfogo della piccola che è finito, insieme ad altre decine di contestazioni, nella misura cautelare costato l’arresto di un uomo violento, un 41enne, arrestato in Belgio dopo sei mesi di latitanza. Ad incastrarlo un selfie.

Il papà orco picchiava la moglie anche in presenza della bimba. “Ti uccido e seppellisco nel bosco”, l’avvertimento

Ieri l’arresto. A rintracciare e far scattare le manette per il quarantenne fino a giugno residente a Guidonia gli agenti del Commissariato di “Tivoli” in collaborazione col personale dell’Ufficio di Polizia di Frontiera di Fiumicino.

L’indagato, un quarantenne di origine romena spesso ubriaco, che per anni aveva perseguitato picchiato e minacciato la moglie pedinandola in continuazione, una volta intuito che per lui stavano per scattare le manette era fuggito all’estero.

La vittima solo durante la gravidanza era riuscita a sfuggire alle botte, per il resto aveva vissuto lunghi periodi di paura e assoggettamento. “Se te ne vai ti faccio sparire e ti seppellisco nel bosco. Chi ti troverà?“. “Brucio te e la casa“. Le minacce più ricorrenti.

Pedinata pure al commissariato

L’uomo si era spinto a pedinare la moglie persino sotto al commissariato di Tivoli quando lei ormai terrorizzata dalle minacce di morte a primavera aveva chiesto aiuto. “Ho paura, sta qua sotto anche ora”, lo sfogo della donna.

A coordinare l’operazione che ha portato all’arresto del latitante il procuratore capo di Tivoli, Francesco Menditto. 

A constatare le gravissime condizioni in cui versavano la donna e la figlia la squadra anti violenza di genere del commissariato tiburtino, diretta dal sostituto commissario Davide Sinibaldi.

A giugno la procura firma la richiesta di arresto, il gip opta per il carcere. Dall’arresto, però, l’uomo si sottrae per mesi spostandosi in più paesi europei approfittando della complicità di parenti e amici.

Tradito da un selfie

A tradirlo, alla fine, un selfie. Controllando i vari profili social dell’uomo gli investigatori hanno potuto concentrare le loro ricerche in Belgio, da dove poi è stata fatta partire l’estradizione.

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