Roma, arrestati per spaccio, denunciati perchè percepivano il reddito di cittadinanza

Ulteriori sviluppi alla maxi retata antidroga effettuata a Tor Bella Monaca nello scorso aprile

carabinieri fregene

Una lunghissima indagine, partita nell’aprile scorso, ha avuto un ulteriore epilogo in questi giorni, con la denuncia di 6 persone a Roma. Alcuni di essi, già arrestati per spaccio, percepivano anche il reddito di cittadinanza,  dichiarando il falso e senza averne diritto. Il tutto è avvenuto nel quartiere di Tor Bella Monaca, dove, i sei, fingendosi conviventi e fornendo dichiarazioni mendaci sui requisiti in possesso erano riusciti a percepire indebitamente il reddito.

Ulteriori sviluppi alla maxi retata antidroga effettuata a Tor Bella Monaca nello scorso aprile

Ma i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Roma, li hanno scoperti e sanzionati anche per il reato di indebita percezione del reddito di cittadinanza.

Gli accertamenti dei militari si sono concentrati sui familiari delle persone arrestate nella grande e complessa operazione dell’aprile scorso, eseguita dai Carabinieri del Gruppo di Frascati che ha portato all’esecuzione di 51 provvedimenti cautelari restrittivi, proprio nel quartiere di Tor Bella Monaca.

Nel dettaglio, gli investigatori dell’Arma hanno ricostruito che, i sei soggetti, di cui due sottoposti ad una misura cautelare e quattro familiari di soggetti arrestati, nell’effettuare la richiesta per ottenere il reddito di cittadinanza, non hanno comunicato ed aggiornato lo stato detentivo dei familiari o hanno dichiarato falsamente lo stato di convivenza con soggetti esterni al proprio nucleo familiare percependo, di fatto, il beneficio senza avere i requisiti di legge.

I trasgressori sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria e l’INPS ha immediatamente sospeso l’erogazione del sussidio.

La lente di ingrandimento su questa vicenda era partita da un maxi blitz a Tor Bella Monaca il 27 aprile scorso, che, come spiegano gli inquirenti, ha azzerato i vertici della più grande piazza di spaccio operante nella borgata con ben 51 persone raggiunte da una misura cautelare.

Allora, più di trecento carabinieri, coadiuvati dalle unità cinofile e supportati da elicotteri del Nucleo Carabinieri di Pratica di Mare, hanno partecipato all’azione dando vita da una operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Nell’operazione erano stati sequestrati 12 chili di sostanze stupefacenti, 3 pistole, 16 orologi di lusso e gioielli per un valore di oltre 180.000 euro.

Tre i fratelli che gestivano l’attività della piazza di spaccio che si trova su via dell’Archeologia 106 per un giro d’affari di circa 600.000 euro mensili.

Uno di loro, il più grande di età, era stato arrestato per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso poiché aveva sparato ad un altro soggetto per controversie legate al controllo del territorio tra piazze di spaccio. Come in una perfetta organizzazione aziendale i pusher che si rivelavano “capaci ed affidabili”, spiegano gli investigatori, “venivano promossi a ruoli di supervisione”, andando a formare un efficiente organigramma di tipo manageriale dove i compiti erano suddivisi rigidamente

La Piazza non dormiva mai: pusher e vedette si alternavano in strada tutto il giorno grazie a veri e propri turni in attesa degli acquirenti. I collaboratori dovevano invece rifornire e controllare pusher e vedette, facendo da anello di congiunzione con i vertici dell’organizzazione. Lo stupefacente veniva nascosto nei posti più disparati  – serbatoi dei veicoli in sosta, cantine occupate abusivamente e munite di inferriate – nelle aiuole e così via.

Una organizzazione criminale all’avanguardia che riusciva a non crollare mai, sopperendo ai tanti arresti effettuati dai carabinieri, rimpiazzando prontamente gli spacciatori e che, comunque, una volta scontata la loro pena tornavano liberamente a spacciare o svolgevano altri ruoli di collegamento.

Metodi durissimi venivano adottati per chi sbagliava nello svolgimento delle proprie mansioni: avvenivano veri e propri sequestri di persona ai danni di associati “infedeli” ed addirittura di loro familiari, rapiti per essere malmenati senza pietà. Da qui, il riconoscimento dell’aggravante del “metodo mafioso”.

Sgominata dunque una organizzazione che realizzava profitti illegali altissimi, circa 20.000 euro al giorno, permettendo agli associati di reinvestire il denaro sporco in attività commerciali ed anche vivere una vita all’insegna di lusso e sfarzi, acquistando orologi pregiati, macchine d’alto bordo, vacanze da sogno all’estero e molto altro. Le persone che facevano parte di questa organizzazione criminale che erano diventati dei veri e propri leader del quartiere di Tor Bella Monaca. Personaggi pericolissimi, si legge dall’ordinanza, capaci di delitti quali “estorsione, lesioni aggravate ed autoriciclaggio e grande disprezzo per l’autorità dello Stato”

Nel corso della maxi-retata i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati avevano proceduto infine al sequestro di un immobile ubicato nel quartiere romano di Castelverde, di due attività commerciali a Tor Bella Monaca oltre ad otto veicoli, riconducibili ai vertici del sodalizio, per un valore complessivo ben 350.000 euro.

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