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“Fiore d’acciaio”: la storia di Chiara Insidioso scritta dalla madre (VIDEO)

Ricorderete la triste vicenda di Chiara Insidioso Monda. La 19enne che nel 2014 fu massacrata di botte a Casal Bernocchi dal compagno e ridotta in fin di vita. La mamma ha scritto un libro per raccontare la sua storia. Il servizio di Giorgia Perla

“La prima volta che ho visto Chiara ho capito che avrei voluto essere la voce che non aveva più”. Inizia così Fiore d’Acciaio. Il libro che racconta la storia di Chiara Insidioso Monda. Chiara, all’epoca 19enne, nel 2014 fu massacrata di botte dal compagno, Maurizio Falcioni.

Ridotta in fin di vita e nonostante abbia riportato gravissimi danni cerebrali è viva ma non è ancora autosufficiente e ha bisogno di assistenza continua e soprattutto di una struttura adeguata per la sua riabilitazione. A sette anni di distanza da quella tremenda aggressione la mamma ha deciso di raccontare la sua storia in un libro “Fiore d’acciaio”.

Chiara è una donna giovane e straordinaria. Un fiore d’acciaio appunto, le dobbiamo tutti qualcosa, a lei e alla sua famiglia, non abbandoniamola, aiutiamola e tornare a casa.

Fiore d’acciaio: la trama del libro

“Questo libro racconta la storia di Chiara, scritta cercando di immedesimarsi in questa ragazza con la sua vicenda triste ed emblematica ma anche della sua tenace voglia di vivere. Se vi commuoverete e vi sdegnerete, avrò fatto bene”, spiega la madre Danielle Conjarts.

“Chiara sconta una pena ben peggiore dell’uomo che l’ha condannata ad una vita che non sarà mai quella che poteva essere. Perché lei e le altre donne sopravvissute ai femminicidi non sono contemplate da nessuna normativa in questo Paese”.

“Queste donne sembrano condannate a vivere, anche rese invalide come Chiara o sfregiate a vita come Filomena Palumbo, senza un adeguato risarcimento, un aiuto per il reinserimento sociale, nemmeno un’assistenza adeguata”.

“Il ricavato delle vendite di questo libro, nella parte riservata alla scrittrice Cristiana Cimmino, sarà utilizzato per comprare a Chiara piccoli strumenti per una vita migliore, a cominciare da una sedia a rotelle adeguata alla su condizione e un tablet formattato per farla interagire con il mondo esterno”.

“Sembrano piccole cose ma mancano anche queste nella vita di Chiara. Questa coraggiosa ragazza non è rimasta un vegetale, come avrebbe voluto il suo aggressore, condannato a soli 16 anni. Chiara comprende e soffre. È in grado di leggere e scrivere alcune parole. Sa usare sia tablet che cellulari”.

“In attesa che si trovi una struttura che le garantisca una vita dignitosa, potete aiutarci a rendere la sua vita migliore. Perché chiara è viva e questo non è un reato. Soprattutto non può essere una condanna a vita”, conclude la madre.

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