Migranti non rispettano la quarantena: chieste misure restrittive

La Polizia chiede misure restrittive per due migranti afgani che non rispettano la quarantena nel centro d’accoglienza dell’Infernetto. Via libera per tutti gli altri
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Scavalcano il muro di cinta e, in stato d’agitazione, circolano nel quartiere pure se sottoposti a quarantena. La Polizia di Stato ha chiesto al Prefetto l’adozione di misure restrittive per una coppia di migranti afgani ospiti del centro d’accoglienza di via Ennio Porrino, all’Infernetto.

Dopo i risultati dei nuovi prelievi effettuati dagli operatore della Asl Roma 3 sui 72 migranti ospiti del centro di via Porrino, è arrivata la liberatoria della Prefettura di Roma per tutti coloro che sono risultati negativi al Covid-19. Si tratta di 69 ospiti che, quindi, possono tornare ad uscire per le loro attività e per i loro bisogni. Per tre migranti, invece, è stato mantenuto l’isolamento fiduciario nella struttura.

Si tratta di tre afgani. Uno di questi, rispettoso della disposizione delle autorità sanitarie, si è chiuso nella sua stanza ed evita la frequentazione, come testimoniano i mediatori culturali che operano all’interno del centro. Altri due connazionali, secondo quanto accertato dalla Polizia di Stato, si rifiutano di sottostare all’adempimento cautelativo e escono dall’edificio di via Porrino dopo aver scavalcato il muro di cinta.

Già era accaduto con i primi test che alcuni degli ospiti non volessero rispettare la quarantena (leggi qui). Tanto che venne deciso dalle autorità di polizia di posizionare una camionetta dell’Esercito a vigilare per il rispetto dell’isolamento. E nuove tensioni si verificarono dopo la riconferma della positività a distanza del periodo fissato dalla legge per cessare l’isolamento (leggi qui).

Stavolta, trattandosi di due soli soggetti, peraltro potenzialmente imprevedibili per una condizione di disagio psichico, la Polizia di Stato ha richiesto alla Prefettura provvedimenti restrittivi. L’ipotesi è che i due soggetti possano essere sottoposti a TSO.

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