Arresti a Fiumicino: droga da “zia Bianca” per tutto il litorale (VIDEO)

La Guardia di Finanza sgomina traffico di droga 7 dei 15 accusati percepivano il reddito di cittadinanza. Tutti i nomi
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Al telefono le dosi di droga da consegnare erano spaghetti alle vongole, fettine panate, lasagne. E se gli affari andavano male, poco importava: tanto c’era il reddito di cittadinanza a garantire le entrate.

Sono 15 le ordinanze di misure cautelari che in queste ore, nell’ambito dell’operazione denominata “Vecchia Roma“, stanno eseguendo i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma in applicazione di provvedimenti emessi dal G.I.P. del Tribunale capitolino. L’accusa per tutti è di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti: sei sono finiti i carcere, due ai domiciliari e sette hanno l’obbligo di firma.

Secondo le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria il sodalizio criminale era dedito allo smercio di cocaina nella periferia Ovest della Capitale e sul litorale romano.

L’organizzazione sarebbe stata promossa e diretta da Bianca Zarfati, 71 anni, soprannominata “Zia Bianca”, che si riforniva stabilmente di droga da Marco Corina, 68 anni, e Marcello Gauzzi, anche lui 68, tutti con numerosi precedenti specifici. Da quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite, i tre accusati – destinatari della misura della custodia cautelare in carcere – commentavano di essere rimasti tra i pochi a operare con “serietà” nel settore, facendo le cose alla “vecchia maniera”, in cui contava la “parola data”. Da qui il nome dato all’operazione di “Vecchia Roma“.

Già agli arresti domiciliari, la Zarfati secondo le risultanze investigative aveva stabilito il centro direzionale e operativo dell’associazione nella propria abitazione a Fiumicino, dove intratteneva i contatti con i fornitori e impartiva le disposizioni per le cessioni dello stupefacente e la riscossione dei relativi compensi a Fernanda Succi , 63 anni, alla figlia di quest’ultima, Valentina Mercadante di 39 anni, e a Cesira Succi, 64 anni. Per tali attività delittuose il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per Mercadante e gli arresti domiciliari per le Succi.

IL CODICE TELEFONICO

Pur privilegiando gli incontri di persona ai colloqui telefonici, per le conversazioni a distanza era stato condiviso un singolare linguaggio criptico ispirato al mondo della gastronomia, in cui la cocaina diventava, a seconda dei casi, “fettine panate”, “lasagne” e “spaghetti alle vongole”. Come affermato da ZARFATI in una conversazione captata: «le telefonate mie e sue sono tutte di mangiate… mai… mai… mai parlato di niente…».

I sospetti erano controllati anche attraverso sofisticate strumentazioni elettroniche e filmati con telecamere a raggi infrarossi nel corso dei loro incontri notturni per scambiare o cedere dosi di droga.

Al fine di trovare una valida alternativa al business in corso e compensare la perdita economica derivante dal sequestro di droga nell’ambito di un’operazione di servizio conclusa con l’arresto di un “corriere”, Zarfati “rispolverava” un suo vecchio contatto peruviano per avviare, unitamente a Corina e Gauzzi, una trattativa per l’acquisto di narcotico direttamente dal Sud-America a prezzi concorrenziali, che si sarebbe dovuta concretizzare con una prima fornitura di 6 kg di cocaina.

Anche se l’affare non si concludeva, le indagini hanno consentito di individuare i referenti dell’organizzazione peruviana in Walter Jesus Nunez Moren, 42 anni, e Junior Gabino Huaman Lopez, 34 anni, nei cui confronti è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

Con riferimento a 7 acquirenti di droga, anche loro compiutamente identificati dagli investigatori, il G.I.P. ha disposto, invece, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Gli approfondimenti svolti hanno, infine, fatto emergere come siano ben 7 gli indagati che percepiscono o abbiano percepito – direttamente o in quanto inclusi nel nucleo familiare dei beneficiari – il “reddito di cittadinanza” o il “reddito di emergenza”. Per questo motivo, saranno interessati i competenti uffici dell’I.N.P.S. ai fini della sospensione del beneficio economico.

E’ bene ricordare ai lettori che la fase dei provvedimenti di custodia cautelare si concretizzano in base ad elementi investigativi che per trasformarsi in prove d’accusa dovranno essere prodotte nel corso del procedimento giudiziario. Pertanto gli indagati sono da considerarsi innocenti fino al giudizio di terzo grado.

redazione@canaledieci.it

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