Alessandro: “Il covid-19 è un inferno”, parola di negazionista (VIDEO)

Tre casi gravi in famiglia: si confessa Alessandro, appartenente a una nota famiglia di panificatori di Ostia, dapprima negazionista, poi malato
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Era un negazionista. Riteneva che il covid-19 fosse un’esagerazione, un’invenzione, una malattia sopravvalutata. Dopo che lui ha avuto un febbrone da cavallo e due suoi familiari hanno subito l’intubazione e una degenza di 60 giorni, si è dovuto ricredere.

Parla Alessandro, 35 anni, appartenente a una storica famiglia di panificatori di Ostia. Quelli della mamma prima e del suocero di Alessandro poi,  sono stati tra i primissimi casi di covid-19 della cittadina balneare. Per fortuna il bilancio non è stato luttuoso ma la prova è stata tra le più dure della vita sua e della sua famiglia.

Alessandro ha voluto raccontare la sua esperienza a Emanuele Valeri, fotoreporter dell’Ansa, agenzia che ha rilanciato il servizio videogiornalistico. “A marzo, quando ci fu l’esplosione di questa epidemia – dice Alessandro nel video – io fui uno dei più convinti a considerarla una esagerazione, fui uno dei sostenitori che dava contro questo atteggiamento. E, invece, siamo stati tra i primi ad averlo, io e dei componenti della mia famiglia. Siamo stati anche parecchio male, mia madre e mio suocero se la sono vista brutta. Hanno passato circa 60 giorni in ospedale con una respirazione efficiente al 20% e ne subiscono ancora gli strascichi”.

Io sono stato a casa – prosegue Alessandro – Inizialmente, anche per il rispetto delle linee guida che davano ai nostri medici di famiglia, se non avevi problemi respiratori non avevi il covid. Io ho avuto una febbre per 18 giorni con temperatura tra 39 e 42,5 gradi e non ricordo tante cose perché non stavo bene, non ero lucido. Però, non avendo problemi respiratori, mi dicevano ‘non è covid’. Quando, poi, mia madre è stata ricoverata, hanno fatto il tampone anche a me, con ritardo perché non c’era una quantità sufficiente come adesso. La richiesta del mio medico era del 9 marzo e il tampone venne fatto verso il 25 risultando negativo”.

Oggi non ho problemi respiratori, cardiologici o neurologici – segnala Alessandro – Ne sono uscito abbastanza bene. Quando l’ho avuto sono stato male.  Ho avuto anche molta paura. Mia moglie mi ha ricordato che era arrivata a mettermi sotto l’acqua gelida perché la febbre non si abbassava neanche con gli antibiotici, ben due tipi ne ho presi. Non ho sentito i sapori per tutto il tempo della malattia e neanche gli odori e ho continuato a non sentirli per oltre un mese, dopo che mi è passata la febbre”.

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Alessandro al lavoro nel suo panificio

Purtroppo non posso dire che il covid non esiste e neanche che non è contagioso – conclude Alessandro – Ognuno lo sviluppa a modo suo, però che il covid non esiste non è vero. Abbiamo passato 65/70 giorni d’inferno. Tutti i giorni erano un continuo di telefonate e ogni volta che squillava il telefono c’era il terrore che arrivasse una brutta notizia. Fortunatamente anche loro, tra la bravura dei medici e la loro forza si sono salvate. Ma c’è gente come loro che, invece, non ce l’ha fatta”.

QUI TROVI LA VIDEOINTERVISTA ANSA

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