Truffe online: nuovo caso scoperto dalla Polizia Postale

False mail comunicano un rimborso sulla bolletta della luce, ma l'invito a cliccare sul link è un modo per carpire dati sensibili attraverso il phishing

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Ancora truffe online e finti rimborsi. Ecco l’ultimo caso. False mail comunicano un rimborso sulla bolletta della luce, ma l’invito a cliccare sul link è un modo per carpire dati sensibili attraverso il phishing. Non aprire questo tipo di mail e in caso di dubbi segnala alla Polizia Postale.

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Truffe online: testo delle false mail per rimborsi

La Polizia Postale mette per l’ennesima volta in guardia i cittadini sui finti rimborsi tramite email.

Questo il testo della mail che sta arrivando a mole persone in questi giorni:

“Dopo i calcoli finali della tua bolletta Enel Energia, abbiamo stabilito che sei idoneo a ricevere un rimborso dell’importo di 128,04 euro”. inizia così la nuova email-truffa che sfrutta l’immagine contraffatta dell’Enel, che produce e distribuisce energia elettrica e gas.
Un’altra truffa mascherata da “rimborso” per ingannare gli utenti. Chiaramente è tutto falso.

Un consiglio da seguire per non cadere vittime della truffa – dice la Polizia Postale – è quello di non aprire assolutamente la mail e di contattare telefonicamente l’Enel, attraverso il numero verde, così da richiedere un controllo e verificare realmente la veridicità dei fatti.

Truffe online: il report del 2020

Nell’ambito delle truffe online, nel corso del 2020, sono stati trattati complessivamente 98.000 casi.

Il diffondersi dell’epidemia da Covid-19 ha senz’altro inciso, anche sulla qualità e quantità dei fenomeni legati al cybercrime, con particolare riferimento al crimine di tipo economico-finanziario.

Il phishing finanziario fa registrare decisi incrementi, essendo aumentata la misura delle carte di credito compromesse e dei dati finanziari commercializzati sul dark web (così come sono in aumento i casi di vishing, volti a carpire dati personali e codici bancari dispositivi attraverso semplici truffe telefoniche operate da numeri telefonici apparentemente riconducibili a banche ed istituti finanziari).

In via generale, le ricerche più autorevoli hanno rilevato nei primi sei mesi un aumento del 600% nel numero di e-mail di phishing in tutto il mondo, che utilizzava temi correlati al Coronavirus per colpire persone e aziende.

Di queste, il 45% puntava su siti-clone, inducendo gli utenti di Internet a digitare le proprie password su domini malevoli. La restante parte dei casi ha riguardato, per lo più, l’utilizzo di temi correlati al Covid-19 all’interno di messaggi email che inducevano a cliccare su allegati contenenti malware di varia natura.

Nei primi mesi dell’anno, sono stati riscontrati numerosi casi di truffe che hanno avuto ad oggetto la falsa vendita di dispositivi di protezione individuale, considerata la ricerca pressante di mascherine, guanti, liquidi igienizzanti, attraverso la proliferazione di numerosi siti di e-commerce truffaldini dedicati al commercio di tali prodotti.

Le frodi hanno anche riguardato la contraffazione del marchio CE. Sono state scoperte numerose partite di materiale, venduto all’ingrosso, proveniente soprattutto dall’estero, riportanti marchi CE contraffatti: la merce era destinata, in alcuni casi, alla vendita al dettaglio anche attraverso il circuito delle farmacie ignare della contraffazione.

Nel corso del periodo in esame, è stata implementata l’attività di contrasto al diffuso fenomeno del falso trading online (358 casi trattati con oltre 20 milioni di euro di danno) che ha visto aumentare a dismisura la perdita di ingenti capitali verso Paesi esteri, con la prospettiva di facili guadagni derivanti da investimenti “sicuri”.

Particolare attenzione è stata indirizzata all’attività di prevenzione e contrasto al revenge porn con 126 casi trattati e 59 denunciati;

alla diffamazione on line con 2.234 casi e 906 persone denunciate; 143 sono stati i casi relativi allo “stalking” con 7 arrestati e 73 denunciati e alla cosiddetta “sextortion” con 636 casi trattati, una persona arrestata e 36 denunciate.

Anche nella repressione dei reati di minacce e molestie, perpetrate attraverso i social network ovvero con “mezzi tradizionali”, massimo è stato l’impegno della Polizia Postale con 1001 casi trattati, 2 arrestati e 270 persone denunciate.

L’attività investigativa volta ad arginare il fenomeno dell’hate speech, è stata particolarmente complessa portando alla trattazione di numerose segnalazioni di utenti attraverso il Commissariato di P.S. online, e un monitoraggio attivo della rete attraverso le piattaforme social.

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