Stadi verso la riapertura ai tifosi ma la Regione Lazio è contraria

Il delegato del Lazio abbandona la Conferenza delle Regioni contro la proposta di riaprire gli stadi ai tifosi limitatamente al 25% della capienza
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su pinterest
Condividi su email

La Regione Lazio boccia l’ipotesi di riapertura degli stadi ai tifosi, anche solo al 25% della capienza dei posti. E per protesta il delegato del Lazio abbandona la Conferenza delle Regioni convocata appositamente.

Stamattina la Conferenza delle Regioni ha stabilito a maggioranza le linee guida per la riapertura degli eventi sportivi alla presenza dei tifosi. E’ stata decisa la riapertura degli stadi di calcio e degli altri impianti sportivi, purché si copra al massimo il 25% della capienza, il posto assegnato sia strettamente personale e ovviamente distanziato da quello più vicino; e soltanto dopo aver misurato all’ingresso la temperatura agli spettatori tutti rigorosamente muniti di mascherina.

Solo le conclusioni cui sono arrivati i governatori regionali, riuniti in mattinata in videoconferenza e impegnati nel pomeriggio nella Conferenza Stato-Regioni dal palazzo della Stamperia, sede del dicastero per gli Affari regionali guidato dal ministro Francesco Boccia.

Ovviamente il tema riguarda tutti gli eventi sportivi ma le pressioni più forti arrivano, naturalmente, dall’ambiente del calcio.

La Regione Lazio, con il suo governatore Nicola Zingaretti, si è mostrata in totale disaccordo, fino al punto di abbandonare la riunione.”Dopo l’appello dell’Associazione Nazionale dei Presidi che solo ieri ha richiamato il senso di responsabilità di studenti e genitori invitandoli ad usare sempre mascherine e distanziamento agli ingressi e le uscite delle scuole, evitando gli assembramenti, ritengo sbagliato oggi, anche solo ipotizzare la riapertura degli stadi fino al 25% della loro capienza creando quindi assembramenti che possono raggiungere il numero di migliaia di persone”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Stamattina il delegato della Regione Lazio ha abbandonato la Conferenza delle Regioni perché in disaccordo con questa ipotesi. Non c’entra niente lo sport o il calcio, ma mantenere un minimo di logica e coerenza nelle scelte che si fanno per garantire la sicurezza degli italiani”, sottolinea Zingaretti.

Vinceranno gli enormi interessi economici che si muovono dietro il mondo del calcio oppure la ragione e la prudenza verso il terribile nemico covid-19 avranno la meglio?

GLI ESPERTI CONTRARI ALLA RIAPERTURA

La riapertura degli stadi è da irresponsabili, ci vogliono molta cautela, gradualità e regole ferree. Scienziati e medici assumono una posizione categorica su un tema che sta dividendo i presidenti delle Regioni, con alcuni che auspicano una riapertura con pubblico fino al 25% della capienza degli impianti. Mentre il ministro della Salute Roberto Speranza si è già schierato con i prudenti. «Riaprire gli stadi adesso è da irresponsabili, equivale a fare un triplo salto carpiato senza protezioni, ora dobbiamo metabolizzare l’apertura delle scuole e vedere come va – dice Andrea Crisanti, professore di Microbiologia all’Università di Padova – Le cose vanno fatte gradualmente. Quando sento che vanno riaperti perché il comparto muove un sacco di soldi penso che se poi andiamo verso una maggiore diffusione del virus la situazione potrebbe addirittura precipitare». «Se proprio vogliamo fare un gesto simbolico – rileva – riapriamoli con mille persone, oppure riapriamo con il 10% della capienza per almeno quindici giorni e vediamo che succede».

Sulla stessa lunghezza d’onda Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Cts. «È indubbio che la riapertura degli stadi presenta situazioni e connotazioni di criticità e di potenziale rischio che non possono essere sottovalutate. È una situazione complessa che credo meriti attenzione nella valutazione e cautela, in una fase in cui abbiamo proceduto con la riapertura delle scuole che era la priorità del Paese». La cautela è necessaria «anche perchè – aggiunge – non si fa riferimento solo al riempimento dei settori ma sono coinvolte altre situazioni come il trasporto pubblico e i percorsi di entrata e uscita dagli stadi. La mia linea di principio è che le decisioni spettano a chi ha il compito e il mandato istituzionale per prenderle. Ovvero – conclude – ai ministri competenti, piuttosto che in un dialogo con i presidenti delle giunte regionali».

Per il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, «non è pensabile improvvisamente ipotizzare una riapertura degli stadi con 25.000 persone ma si può ipotizzare una progressiva riapertura, a seconda dell’andamento dell’epidemia» e «con regole che devono essere ferree». «Faccio fatica a pensare – aggiunge – che le persone non si bacino o abbraccino per un gol», e questo potrebbe accadere «anche se fossero solamente 1000». «Non credo che possiamo permetterci altre aperture poco gestibili come nel caso degli stadi – osserva il direttore aggiunto dell’Oms, Ranieri GuerraCapisco sia necessario tornare alla normalità ma la cautela è d’obbligo. Sarà necessaria una disciplina molto rigorosa da parte dei tifosi». «Sogno di tornare allo stadio con mio figlio ma la scuola è la priorità assoluta. Non credo, lo dico con tutto il rispetto e da grande tifoso, che gli stadi abbiano la stessa priorità»: questa la posizione espressa nei giorni scorsi dal ministro della Salute, Roberto Speranza. «In questo momento – aveva detto – serve tempo per capire la reazione che c’è stata nel paese da un punto di vista epidemiologico con la riapertura della scuola. La misureremo e poi valuteremo passo dopo passo». «Non porterei mio figlio di 7 anni allo stadio – aveva concluso – perché credo ci sia bisogno di cautela. Da papà in questo momento mi sento di evitarlo».

Potrebbero interessarti