Assassinio di Willy, cambia l’imputazione: ora è omicidio volontario

La Procura di Velletri accusa il branco di omicidio volontario: nessuna fatalità nella morte di Willy, il massacro è stato compiuto con il preciso intento di uccidere. Gli arrestati adesso rischiano l’ergastolo
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La Procura di Velletri ha deciso: quanto accaduto a Willy Monteiro Duarte è omicidio volontario, aggravato dai futili motivi. Adesso i quattro arrestati per il massacro del ragazzo 21enne, assassinato sabato notte a Colleferro, rischiano l’ergastolo. Chi ha colpito il giovane cuoco l’ha fatto per uccidere: l’esito fatale delle botte non è stato un caso, ma il frutto di un’azione portata avanti con lo scopo di togliergli la vita.

Massacro di Colleferro, la Procura cambia le accuse. Chi ha colpito Willy voleva uccidere

Ora il branco di massacratori dovrà rispondere del reato di omicidio volontario aggravato. Le botte, i calci, i pugni in testa, i colpi subiti dal giovane aspirante cuoco quando era già a terra sanguinante sono stati sferrati per uccidere, spiegano i pm.

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A determinare il cambiamento nell’impianto accusatorio dei pubblici ministeri di Velletri è stato il risultato dell’autopsia, e la consulenza del perito.

Mario Pincarelli e i due fratelli Marco e Gabriele Bianchi sono a Rebibbia. Francesco Belleggia ai domiciliari. Ma le testimonianze collocano i quattro sul luogo del delitto: tutti vengono visti accanirsi sul ragazzo.

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I quattro arrestati con l’accusa di omicidio volontario: da sinistra, Mario Pincarelli, Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia

L’autopsia del medico legale ha permesso di ricostruire la dinamica delle violenze subite dal ragazzo: i colpi brutali hanno determinato fratture multiple dal collo fino alle gambe.

Sabato 12 a Paliano i funerali del giovane cuoco con il sogno del calcio, strappato alla vita per aver cercato di difendere un amico dalla furia del branco. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte prenderà parte alla cerimonia.

Chiusa la palestra dove si allenavano i fratelli Bianchi

Oggi i carabinieri hanno chiuso per cinque giorni la palestra di Lariano dove si allenavano i due “gemelli di Artena”, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi. Si tratta del Millennium Sporting Center, dove i due praticavano la Mixed Martial Arts (MMA), un tipo di arte marziale particolarmente violenta.

Gravi le violazioni rilevate nel complesso sportivo, scoperte nel corso delle verifiche disposte anche in funzione delle direttive impartite nel corso della riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto di Roma Matteo Piantedosi. Al vaglio anche contestazioni relative a diverse violazioni riscontrate in materia di sicurezza igienico-sanitaria.

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