Sciopero nazionale dei taxi, Uber si frega le mani

E’ anche contro le piattaforme online di servizi di trasporto privato che i taxi scioperano oggi. Auto bianche ferme dalle 8,00 alle 22,00
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Chiedono un sostegno economico ma protestano anche contro abusivi e piattaforme di prenotazione online: conducenti dei taxi in sciopero oggi, venerdì 6 novembre, a Roma e su tutto il territorio nazionale.

I taxi si fermeranno dalle 8,00  alle 22,00 con appuntamento alle ore 10,00 davanti al ministero delle Finanze in via XX Settembre, manifestando anche anche al Ministero dei Trasporti. I tassisti esporranno uno striscione alla stazione Termini con la scritta: “Oggi sciopero taxi. Ci scusiamo con l’utenza ma non abbiamo più nemmeno i soldi per il carburante”. Sono fatte salve le corse per fini sociali (disabili, dirette in ospedale, per operatori sanitari e delle forze dell’ordine).

La protesta è una forma di sensibilizzazione del Governo affinchè si sostenga il settore, messo in ginocchio dal blocco delle attività fieristiche, congressuali e di spettacolo. Al tempo stesso, però, si punta l’indice contro le forme di abusivismo e contro le piattaforme online (Uber) che sottraggono spazio a chi è dotato di regolare concessione.

«Sono ormai 9 mesi che soffriamo la crisi – spiega Alessandro Genovese segretario generale Ugl Taxi  – il lockdown ci ha messi in ginocchio, gli ultimi Dpcm ci hanno dato il colpo di grazia, la mazzata finale. Il taxi si usa per gli spostamenti dalle fiere, dai congressi, mostre, cinema, teatri. Tutte attività che hanno chiuso. Anche gli alberghi non lavorano ormai per il 95%. Così non si può andare avanti». «Servono interventi a sostegno della categoria, anche a livelli legislativo. Altrimenti questa professione scomparirà di morte naturale» osserva Genovese.

Il convitato di pietra è Uber, il sistema online di prenotazione delle corse erogate da conducenti privi di concessione della pubblica amministrazione. Uber è una delle società costruite intorno all’idea che i suoi autisti sono dei contractor, e quindi possono lavorare con le loro vetture e sulla propria tabella di marcia, con l’azienda che fa di fatto da semplice intermediario fra il guidatore e il passeggero. Un ruolo su cui persino le autorità di vari stati statunitensi hanno espresso pareri divergenti e sollevato timori sulla possibilità che il modello Uber e delle altre società della gig economy sia solo una modalità per ridurre i costi e privare i lavoratori di benefit e della possibilità di sindacalizzarsi.

E c’è da credere che oggi, a causa dello sciopero dei taxi, Uber e i conducenti Ncc saranno sottoposti a superlavoro, compensando le esigenze di mobilità privata e l’assenza di auto bianche in servizio.

RISTORI INDIRETTI PER I TAXI

Su proposta del ministro Paola De Micheli è stato approvato ieri il decreto che reca ‘Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia’ e consente di distribuire 35 milioni di voucher per l’anno 2020, destinati alla concessione in favore delle persone fisicamente impedite o comunque a mobilità ridotta, di un buono viaggio per gli spostamenti effettuati a mezzo del servizio di taxi ovvero di noleggio con conducente. Secondo il sottosegretario ai Trasporti e Infrastrutture, Salvatore Margiotta, la misura, «consegue contemporaneamente tre obiettivi: decongestionare il servizio pubblico di linea, dare una boccata di ossigeno agli operatori del settore e consentire a categorie svantaggiate di spostarsi con maggior facilità».

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