Mafia capitale, Carminati torna a piede libero. Accolta l’istanza di scarcerazione degli avvocati

L’ex terrorista nero dei Nar, nonostante la condanna da scontare, è uscito dal carcere. Nel 1999 il colpo al caveau di piazzale Clodio, svuotate le cassette di sicurezza con i segreti di giudici e pm
CARMINATI
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Massimo Carminati, ex terrorista neofascista dei Nar, esponente di spicco della Banda della Magliana e protagonista assoluto dell’inchiesta Mafia Capitale, è libero. Soltanto quattro giorni fa la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione di Roma, che ha derubricato il clan Mondo di Mezzo da associazione mafiosa a semplice associazione a delinquere. E oggi il Tribunale della Libertà ha accolto le richieste degli avvocati del Cecato: grazie a un cavillo legale il pool della difesa di Carminati ha ottenuto la sua scarcerazione. 

Carminati torna in libertà, il tribunale accoglie la richiesta dei suoi avvocati

Carminati lascerà a minuti il carcere di Oristano, dove era rinchiuso dal 2014. L’ex terrorista dei Nar, che per anni ha dominato la Capitale, torna a casa: libero, senza alcuna misura restrittiva come obbligo di firma o di dimora. Dopo tre rigetti da parte della Corte d’Appello, l’istanza di scarcerazione avanzata dai difensori del Nero della Banda della Magliana ha ottenuto il sì dei giudici.

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Alla base della richiesta presentata dagli avvocati Cesare Placanica e Francesco Tagliaferri, un cavillo legale: la scadenza dei termini di custodia cautelare in relazione al meccanismo della contestazione a catena.

“Siamo soddisfatti che la questione tecnica che avevamo posto alla Corte d’Appello sia stata correttamente valutata dal Tribunale della libertà”, ha dichiarato Placanica, uno dei difensori di Carminati, uscendo dall’aula. Con 5 anni e 7 mesi di carcere dunque il Cecato chiude i conti con la giustizia, nonostante le condanne pesantissime ricevute in Appello per associazione di stampo mafioso e nonostante la Cassazione lo abbia riconosciuto comunque colpevole di tutti i reati di cui era accusato, escludendo soltanto l’aggravante mafiosa.

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Per l’ex Nar lo scorso ottobre era stato revocato il regime di 41 bis: la fine del carcere duro era una conseguenza della sentenza con cui la Cassazione, il 22 ottobre 2019, aveva sancito che ‘Mondo di Mezzo’ era un’associazione a delinquere semplice e non un sistema di clan.

Il verdetto degli ermellini della Corte Suprema aveva stravolto il giudizio della Corte d’Appello, che due anni fa, l’11 settembre 2018, aveva invece riconosciuto Buzzi e Carminati colpevoli di reati di mafia, insieme a Luca Gramazio e altre 15 persone. L’ex terrorista nero era stato condannato a 14 anni e mezzo. Ora, dopo aver scontato 5 anni e 7 mesi, il Nero torna in libertà, grazie a un cavillo legale.

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Il colpo nel caveau del Tribunale di Roma: Carminati in possesso dei segreti di giudici, pm e avvocati

Nel 1999 l’ex terrorista dei Nar mette a segno il colpo del Secolo. Nella notte del 16 luglio entra in uno dei luoghi più blindati della Capitale: il caveau della filiale della Banca di Roma del Tribunale di piazzale Clodio, dove sono custodite le cassette di sicurezza di magistrati e avvocati. Il Nero le svuota tutte, ma porta via esclusivamente il contenuto di quelle intestate a giudici, pm e avvocati che si occupano di importanti processi.

Per distinguere le cassette “giuste” il Cecato entra nel caveau con in mano una lista con i nomi segnati in rosso: sono quelli dei giudici che gli interessano. Subito appare chiaro l’intento del furto: entrare in possesso di segreti utili a ricattare i magistrati al momento più opportuno.

Nel 2010 la condanna definitiva: Carminati è riconosciuto colpevole di aver orchestrato e compiuto l’assalto alle cassette di sicurezza. Ma il Cecato, anche in quell’occasione, esce subito dal carcere, senza scontare gli anni stabiliti dalla Cassazione.

“Chi delegittima la procura favorisce le mafie”

“Asserire che le mafie non siano presenti e operative a Roma, sulla base di una singola sentenza, non è semplicemente ridicolo, ma persino pericoloso”, commenta Riccardo Corbucci, delegato dell’Assemblea Nazionale Pd. “Per questa ragione leggere i commenti di chi in queste ore addossa responsabilità alla Procura dovrebbe preoccuparci tutti molto seriamente”, aggiunge.

“E’ evidente come Roma sia un posto migliore senza la corruzione e la delinquenza di cui Buzzi e Carminati sono stati protagonisti. Chi oggi delegittima la Procura, rischia di fare un favore alle mafie che operano nel nostro Paese. Al contrario quello che serve è rendere le leggi contro le mafie più aderenti alla realtà criminale del nostro Paese, dove molti nuovi criminali usano le carte di credito al posto delle pistole”, sottolinea l’esponente dem.

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