Il covid-19 blocca le ambulanze e manda in tilt l’emergenza a Roma

Alle 20,00 di sera ben 62 ambulanze erano ferme da non meno di mezz’ora con i pazienti a bordo da collocare in reparto. Pronto soccorso straripanti di pazienti
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Alle 20 di sera le ambulanze in attesa da almeno mezz’ora di poter rilasciare il paziente a bordo davanti all’ingresso dei pronto soccorso erano 62. Uno su cinque erano codici rossi. E’ il dato che più di ogni altro rappresenta il grave sovraccarico del sistema dell’emergenza da covid-19 a Roma: i pronto soccorso sono alla paralisi.

E’ un grido d’allarme quello che arriva dal personale dei pronto soccorso dislocati nella città e nella sua periferia. I dati sulla tracciatura fatta dall’Ares 118 delle ambulanze ferme da non meno di mezz’ora con il paziente a bordo, in attesa di poter riprendere il servizio di soccorso, sono drammatici. Alle 20,00 di ieri, martedì 11 novembre, aspettavano una collocazione all’interno dell’ospedale ben 12 codici rossi e 43 codici gialli. Ricordiamo che nel triage il paziente in codice rosso è, per definizione, “molto critico, in pericolo di vita, priorità massima, bisogna di accesso immediato alle cure” ed il giallo è “mediamente critico, presenza di rischio evolutivo, potenziale pericolo di vita, prestazioni non differibili”. Molti di loro hanno trascorso la notte a bordo dell’ambulanza con la quale sono stati trasportati al pronto soccorso.

Nella lista dei pronto soccorso più congestionati e, quindi, con la coda di ambulanze più lunga, figurano il Sandro Pertini (10 mezzi), il Sant’Andrea e il Coniugi Bernardini di Palestrina (8), il Grassi di Ostia (6), il Policlinico Casilino, il Sant’Eugenio e l’Ospedale dei Castelli (5), il Vannini (4).

Il covid-19 blocca le ambulanze e manda in tilt l’emergenza a Roma 1
Un pronto soccorso della Capitale l’immagine emblematica del sovraccarico delle emergenze

Il personale dei pronto soccorso è allo stremo. Si fatica a trovare una sistemazione dignitosa e sicura per i pazienti covid, iniziano a scarseggiare gli attacchi per l’ossigeno e le attrezzature per il monitoraggio dei malati. Soprattutto, viene segnalato, dagli operatori, non mostra segni di miglioramento la medicina territoriale che potrebbe fare da filtro invece di dedicarsi alla ormai inutile attività dei tamponi.

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