Covid-19, ambulanze bloccate e rianimatori in allerta

A Roma si è raggiunto il picco di ambulanze bloccate con i pazienti a bordo: alle ore 16,00 erano 73 su 110 disponibili. “Non ci sono abbastanza medici rianimatori per gestire l’emergenza “
infermieri
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Ore 16,00 di oggi, lunedì 2 novembre: 73 ambulanze sono bloccate presso i pronto soccorso di Roma e provincia per la carenza di posti letto covid-19. A bordo di ogni singolo mezzo di soccorso un paziente che attende di essere curato.

Pronto soccorso sovraccarichi di pazienti che aspettano un posto letto e ambulanze parcheggiate in attesa di consegnare il paziente trasportato fino all’ospedale: il sistema delle emergenze è in tilt a Roma e provincia. Si calcola che circa 400 pazienti covid-19 sia ospitati nei pronto soccorso e la carenza di letti nei covid hospital si riverbera sul corretto funzionamento del sistema delle ambulanze Ares 118.

Avevamo già segnalato questo fenomeno in crescita (leggi qui) ma ormai la situazione sembra sfuggita dal controllo. Si calcola che su Roma siano operative circa 110 ambulanze per turno; ciò significa che se ne sono fermate due su tre.

Così come è al limite il dispositivo delle Rianimazioni. A denunciarlo è l’Associazione anestesisti-rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac). A fronte della recrudescenza della pandemia e delle carenze di medici, il sindacato chiede l’immediata assunzione dei medici in formazione degli ultimi due anni e la stabilizzazione degli specialisti ancora precari. In una lettera inviata alle Aziende e agli Enti SSN, alle Regioni e per conoscenza al ministro della Salute e al presidente del Consiglio, l’Aaroi spiega che il reclutamento di medici in formazione in Anestesia e Rianimazione è «fondamentale per affrontare l’emergenza. In questo ambito, in cui la carenza è significativa e dove, per la peculiarità della disciplina, non è possibile in alcun modo ricorrere ad altre figure specialistiche, la collaborazione degli specializzandi degli ultimi due anni rappresenta una boccata di ossigeno. Altrettanto può dirsi per i Pronto Soccorso». Il punto, chiarisce il presidente Aaroi-Emac Alessandro Vergallo, è che «non abbiamo abbastanza medici rianimatori per gestire i posti aggiuntivi di terapia intensiva». Nel periodo pre-pandemico, rileva all’ANSA, «i posti delle rianimazioni erano poco più di 5.000. Attualmente abbiamo già moltissime difficoltà a gestire i 1.800 attivati in più con l’organico disponibile, non implementato come sarebbe stato necessario».

A chiedere un piano straordinario di assunzioni che attinga, con procedure accelerate, al bacino dei medici specialisti e dei medici specializzandi, ma anche dei laureati, è pure il maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri, l’Anaao-Assomed. «Abbiamo inoltrato una diffida contro lo spostamento selvaggio del personale per colmare carenze al di fuori dei requisiti di legge» segnala il segretario Anaao Carlo Palermo. Le Rianimazioni, avverte, «saranno sature anche prima di un mese, perchè sarà esaurito il 30% di posti letto riservato ai malati Covid. Ma anche incrementare oltre tale soglia i posti letto riservati Covid porterebbe a seri problemi poichè priverebbe i malati di altre patologie di terapie intensive». Ad ogni modo, conclude, «i medici già non bastano più: per ogni 6 posti letto in terapia intensiva è necessario un anestesista per turno ed il personale che abbiamo è quello tarato sui circa 6mila posti pre-pandemia e non sul numero attualmente potenziato ad 8-9mila».

Covid-19, ambulanze bloccate: è caccia ai posti-letto

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