Covid-19, nel Lazio i ricoveri hanno superato il livello di allerta

La Fondazione Gimbe: "Si intravede l'inizio della terza ondata, mentre il reale impatto del vaccino è molto lontano"

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Il Lazio, insieme ad altre 8 regioni italiane, ha superato la soglia di allerta per numero di pazienti affetti da covid-19 ricoverati in terapia intensiva: il virus torna dunque a correre, riempiendo i reparti ospedalieri.

Ma crescono anche le regioni in cui il numero dei pazienti ricoverati, all’interno dei reparti normali, dunque meno gravi, ha superato la soglia d’allerta, fissata al 40% dei posti: nove anche in questo caso, una in più rispetto a una settimana fa. A rivelarlo è l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), in base ai dati relativi al 6 gennaio.

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Per quanto riguarda le terapie intensive, la soglia di guardia relativa i posti occupati da pazienti covid è stata fissata al 30 per cento, da un decreto firmato dal ministro della Salute Roberto Speranza.

Le regioni in cui tale soglia è stata oltrepassata sono: il Lazio, che si attesta al 32 per cento dei posti occupati, e poi l’Emilia Romagna, al 31%, il Friuli Venezia Giulia con il 35%, la Lombardia (38%), Piemonte (31%), Provincia autonoma di Bolzano (35%), Provincia autonoma di Trento (50%), Puglia (33%) e Veneto (37%).

Per quanto riguarda i ricoveri semplici la soglia limite è stata individuata al 40%. A livello nazionale, siamo ancora intorno al 36%, ma sono anche qui 9, una in più rispetto a una settimana fa, le regioni oltre soglia: Lazio (44%), Emilia Romagna (44%), Friuli Venezia Giulia (51%), Liguria (41%), Marche (44%), Piemonte (48%), Provincia autonoma di Bolzano (44%), Provincia autonoma di Trento (59%) e Veneto (44%).

Dal 29 dicembre 2020 al 5 gennaio 2021 l’incremento dei nuovi casi di Covid a livello nazionale è stato pari al 26,7%: è quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe. Un dato che mostra “l’inversione della curva dei nuovi casi, dopo 6 settimane consecutive di calo”, sottolinea la Fondazione in una nota.

“Si intravede l’inizio della terza ondata”, afferma la Fondazione, mentre “il reale impatto del vaccino è molto lontano” e “rischiamo di avere solo il 5% di vaccinati a marzo”.

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