Lavoro, Istat: “Segnali di ripresa per l’occupazione”

L’Istituto di Statistica certifica l’inversione di tendenza: “Ad agosto +83mila occupati. Prosegue la ripresa”. Ma i livelli pre-lockdown sono ancora lontani
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Buone notizie sul fronte lavoro: ad agosto il numero degli occupati è salito di 83mila unità, certifica il rapporto Istat pubblicato oggi. “Prosegue la crescita degli occupati già osservata a luglio, soprattutto tra gli uomini e i lavoratori autonomi”, spiega l’Istituto di Statistica. La Cgil: “Bene, ma il dato sull’occupazione giovanile è allarmante“.

Lavoro, segnali di ripresa: ad agosto +83mila occupati. Ma è allarme giovani

Continua la tendenza verso la ripresa economica, dopo il crollo dei mesi del lockdown. I dati pubblicati oggi dall’Istat mostrano segnali positivi per l’occupazione: ad agosto si registra un +0,4 per cento di occupati su base mensile. Ma siamo ancora ben lontani dai livelli pre-covid: all’appello mancano ancora 350mila posti di lavoro.

Il tasso di disoccupazione è sceso ad agosto al 9,7 per cento, sottolinea il rapporto odierno dell’Istituto di Statistica. Nuvole nere invece per quanto riguarda il lavoro giovanile. Ad agosto per la fascia di età 18-24 anni il tasso di disoccupazione è salito infatti al 32,1 per cento (+0,3 punti rispetto a luglio).

“La lieve risalita dell’occupazione di agosto è certamente una boccata di ossigeno e indice di una leggera ripresa delle attività, che speriamo possa consolidarsi nel tempo. Ma il dato sull’occupazione giovanile è davvero allarmante”, dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti, commentando la nuova rilevazione dell’Istat.

“Il nostro Paese, rispetto ad altri dell’Unione Europea, risente delle gravi difficoltà storiche del mercato del lavoro”, aggiunge Scacchetti. Tra le criticità strutturali di cui soffre l’Italia, la segretaria confederale inserisce “la bassa produttività, la scarsa internazionalizzazione delle imprese e il nanismo del sistema produttivo italiano, la forte crescita di lavoro povero e a basso valore aggiunto, l’alta presenza di sottoccupazione e lavoro nero, e la povertà educativa”.

Le ricette per la ripartenza “devono orientarsi verso investimenti che possano far crescere l’occupazione, contrastare la precarietà, innalzare i livelli di competenze, favorire l’inclusione sociale”, prosegue Scacchetti.

Istruzione e formazione, sanità e welfare pubblico, transizione digitale, riconversione ecologica e coesione territoriale sono gli ambiti su cui indirizzare le scelte del futuro, messe in campo già da ora”, conclude la segretaria confederale della Cgil.

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