Pestaggio a Ladispoli. Il più piccolo dei fratelli non risponde all’interrogatorio

Secondo il difensore, la carcerazione è una misura spropositata
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Ladispoli: emergono ulteriori novità sulla terribile aggressione subita da un 28enne. Intanto il Pd chiede al Sindaco Grando di costituirsi parte civile nel processo.

Pestaggio a Ladispoli. Il più piccolo dei fratelli non risponde all’interrogatorio

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il più giovane dei due fratelli di Ladispoli arrestati per aver pestato un 28enne causandogli la perdita di un occhio.

Vincenzo Orefice è rimasto in silenzio durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Regina Coeli. Insieme al fratello e al cognato è accusato di lesioni personali gravissime. Secondo il legale, però, la carcerazione è una misura spropositata in quanto è arrivata con due mesi di ritardo rispetto ai fatti.

Inoltre, l’avvocato, pone l’attenzione su un dettaglio ancora da verificare e confermare: la vittima stava aspettando l’arrivo dei due indossando dei guanti da combattimento con all’interno delle placche metalliche. Infine, nel provvedimento del Gip si parla di una quarta persona coinvolta non identificata: non è escluso, quindi, che qualcun altro possa aver partecipato all’aggressione.

Il Partito Democratico di Ladispoli condanna fermamente il grave episodio. «Esprimiamo preoccupazione per la crescente deriva di alcuni fenomeni sociali principalmente a carattere giovanile – si legge in una nota del Pd –  chiediamo al sindaco Grando di valutare la possibilità di costituirsi parte civile nel processo.»

 

 

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