Blitz anti-droga tra Quarticciolo e Tor Bella Monaca, il poliziotto si finge cliente dell'”edicola”: sei arresti

Dall’auto utilizzata come deposito alle dosi sotterrate nelle aiuole, gli investigatori della Squadra Mobile hanno individuato diversi sistemi per nascondere e vendere droga nelle piazze di spaccio

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Foto di archivio

Un cliente in attesa del proprio turno, apparentemente come tanti altri. Nessun elemento capace di destare sospetti, almeno fino al momento in cui il venditore si avvicina per proporgli una dose. È da questa scena che prende forma uno degli interventi antidroga condotti a Roma dagli investigatori della VI Sezione della Squadra Mobile, conclusi con sei arresti tra il Quarticciolo e Tor Bella Monaca.

Dall’auto utilizzata come deposito alle dosi sotterrate nelle aiuole, gli investigatori della Squadra Mobile hanno individuato diversi sistemi per nascondere e vendere droga nelle piazze di spaccio

Il dettaglio che rende particolare l’episodio è proprio l’iniziativa del presunto spacciatore, che avrebbe avvicinato un agente in borghese senza accorgersi di trovarsi davanti a un poliziotto. Gli investigatori erano entrati nell’ambiente della piazza di spaccio mimetizzandosi tra i potenziali acquirenti, osservando da vicino le modalità delle cessioni prima di intervenire.

L’auto a noleggio nascondeva dosi di cocaina

Le indagini hanno fatto emergere modalità differenti per custodire la sostanza stupefacente e renderla disponibile al momento della vendita. Nel primo intervento, l’attenzione dei Falchi si è concentrata su un’automobile a noleggio, il cui conducente avrebbe effettuato manovre anomale, arrivando a percorrere contromano un tratto di strada per raggiungere una persona che lo attendeva.

Gli agenti sono intervenuti prima che il presunto scambio si concludesse. La successiva perquisizione ha permesso di trovare 20 involucri di cocaina nascosti sotto la leva del cambio e nel vano portaoggetti, oltre a 630 euro in contanti nella disponibilità dell’uomo.

Al Quarticciolo lo spaccio funzionava come uno sportello

L’attenzione investigativa si è poi concentrata sulla cosiddetta “edicola”, una piazza di spaccio identificata con un chiosco dismesso, diventato un punto di riferimento per gli acquirenti della zona.

Secondo la ricostruzione della Polizia, il sistema ricordava quello di uno sportello: i consumatori aspettavano in fila, mentre il venditore si avvicinava per raccogliere le richieste e consegnare le dosi.

Proprio qui gli agenti, confusi tra i clienti, hanno atteso il momento opportuno per intervenire. Il presunto pusher è stato bloccato con quattro involucri ancora tra le mani e 130 euro in contanti.

Poco distante, un altro uomo avrebbe utilizzato le automobili parcheggiate per avvicinarsi ai clienti, mentre alcune vedette controllavano l’area e segnalavano eventuali pericoli. Il tentativo di sottrarsi al controllo è terminato con il suo arresto: addosso aveva otto involucri di cocaina nascosti negli indumenti intimi e 190 euro.

A Tor Bella Monaca la droga era nascosta sotto terra

Gli ultimi tre arresti hanno riguardato Tor Bella Monaca, dove gli investigatori hanno ricostruito un’organizzazione con compiti distinti. Un uomo avrebbe svolto la funzione di palo, controllando i movimenti nella strada e indirizzando gli acquirenti verso due complici incaricati delle consegne.

Per rifornire il punto di vendita, questi ultimi avrebbero raggiunto un’aiuola, utilizzata come deposito improvvisato per le dosi sotterrate nel terreno. L’intervento dei Falchi ha interrotto il meccanismo durante uno scambio.

I tre sono stati arrestati con diverse dosi di cocaina e circa 300 euro in contanti. L’acquirente coinvolto è stato invece segnalato alla Prefettura.

Sei arresti, indagini nella fase preliminare

L’operazione mette in evidenza la varietà dei metodi utilizzati per nascondere e distribuire la droga: veicoli trasformati in depositi, vedette, consegne rapide e nascondigli nel verde. Tutti gli arresti sono stati convalidati dall’Autorità giudiziaria, secondo quanto riferito dalla Polizia di Stato.

Resta fondamentale precisare che gli episodi descritti appartengono alla fase delle indagini preliminari. Per tutte le persone indagate vale pertanto il principio della presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo della responsabilità con sentenza irrevocabile.