Il caso del Parco delle Tre Fontane evidenzia, secondo gli esperti del laboratorio di urbanistica LaBur, un cattivo utilizzo delle risorse pubbliche perché punta ad acquistare con i soldi dei romani un terreno già tutelato dalla speculazione edilizia.
Un provvedimento approvato d’urgenza desta perplessità sull’utilizzo di risorse pubbliche per la realizzazione del parco delle Tre Fontane
Si tratta del terreno delle Tre Fontane: circa 14 ettari situati tra via Laurentina e via Cristoforo Colombo, di proprietà della SAPAM Immobiliare, società in liquidazione sottoposta a concordato preventivo, storicamente inserita nel gruppo Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone.
Il 6 ottobre scorso l’area dell’ex gruppo Acqua Marcia è stata provvisoriamente aggiudicata per 2,48 milioni di euro. Ma ora Roma Capitale vuole concorrere all’acquisto per realizzare un parco pubblico sebbene sussistano molti dubbi sulla reale minaccia di cementificazione del territorio e sulla sostenibilità economica dell’operazione.
Un’accelerazione improvvisa, un’asta al rialzo e un interrogativo di fondo: c’è davvero bisogno di spendere milioni di euro di denaro pubblico per “salvare” dalla cementificazione un’area verde già ampiamente tutelata dai vincoli urbanistici e paesaggistici? È questo il nodo centrale che gravita l’oggetto del contendere.
La storia del terreno
La vicenda affonda le sue radici nella storia immobiliare della Capitale. I terreni appartengono infatti alla SAPAM Immobiliare, società in liquidazione e sottoposta a concordato preventivo, storicamente legata al gruppo Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone
Una corsa contro il tempo tra le polemiche
Il percorso istituzionale ha marciato a ritmi serrati: dalla delibera di Giunta del 13 ottobre all’approvazione in Assemblea Capitolina il 20 ottobre, che ha riconosciuto l’interesse pubblico e strategico dell’operazione. Ma il passaggio in Aula ha sollevato forti contestazioni. La proposta n. 161/2026 è stata infatti introdotta “fuori sacco”, ossia non prevista dall’ordine del giorno, in piena trattazione di un altro provvedimento. Una modalità d’urgenza giustificata dalla stretta tempistica dell’asta: le offerte migliorative scadono infatti il 26 ottobre, in vista della seduta del 27.
I prezzi, nel frattempo, sono già lievitati. Per accedere alla gara occorre un’offerta minima di 2.728.000 euro, con un incremento del 10% rispetto all’aggiudicazione provvisoria. Alla fine della votazione, il provvedimento è passato con 30 voti favorevoli e uno contrario, ottenendo l’immediata eseguibilità.
Quale rischio di speculazione?
Se l’intento dichiarato della Giunta è la valorizzazione ecologica e la tutela del territorio, molti analisti e l’associazione LabUr sollevano perplessità sulla reale urgenza di “salvare” i terreni in oggetto dalle colate di cemento.
La documentazione urbanistica parla chiaro: il Piano regolatore generale del 1962 classificava il sito come verde pubblico e impianti sportivi, mentre quello del 2008 lo ha inserito nella “Città della Trasformazione”. Sebbene nel 2022 fosse stata avanzata una proposta privata per edificare circa 25.100 metri quadrati, lo scorso gennaio il Dipartimento competente ha comunicato motivi ostativi. Come ha ammesso in Aula lo stesso Assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, le precedenti ipotesi edificatorie non sono mai andate a buon fine, sia per la complessità dell’iter d’Accordo di Programma, sia per la severa disciplina paesaggistica che limita pesantemente ogni intervento.
In sintesi, il Comune sta gareggiando per acquistare a cifre crescenti un’area la cui capacità edificatoria è già bloccata o fortemente vincolata dalle tutele pubbliche.
L’incognita dei costi futuri
Oltre al prezzo d’acquisto, restano riservati gli elementi economici posti alla base della strategia d’asta del Campidoglio, così come mancano stime trasparenti sui costi futuri per la piantumazione, la sistemazione e la manutenzione ordinaria dell’area.
L’incertezza sulla gestione del verde non è nuova: già nel settembre 2025 il Comitato Parchi Colombo aveva espresso forte preoccupazione per la tenuta e la cura del vicino Parco delle Tre Fontane esistente. La domanda che i cittadini e le associazioni rivolgono oggi all’amministrazione è chiara: quanto pagheranno i romani per evitare una trasformazione edilizia già nei fatti improbabile, e con quali fondi si garantirà che il nuovo parco non si trasformi nell’ennesima opera abbandonata?


















