Smantellata multinazionale dell’hashish: cade la giovanissima banda che riforniva il Centro Italia (VIDEO)

L'indagine partita da 50 kg di hashish svela una piramide criminale guidata da giovanissimi: in sei mesi mosse oltre quattro tonnellate di stupefacenti

Un’organizzazione di giovanissimi ma strutturata in modo fortemente gerarchico, capace di muovere oltre quattro quintali di hashish e migliaia di dosi di cocaina in appena sei mesi, è stata smantellata dalla Polizia di Stato. Otto le misure cautelari, eseguite nel blitz che ha stroncato la rete che riforniva le piazze del Centro Italia.

L’indagine partita da 50 kg di hashish svela una piramide criminale guidata da giovanissimi: in sei mesi mosse oltre quattro tonnellate di stupefacenti

L’intera architettura dell’indagine affonda le sue radici nel 2022, quando un primo importante sequestro di 50 chilogrammi di hashish stoccati a Bracciano e destinati al mercato abruzzese, ha aperto la prima fondamentale crepa nel sistema.

Da quella traccia, la squadra di polizia giudiziaria del Distretto Primavalle ha iniziato a ricomporre un mosaico complesso, arrivando a delineare i contorni di una vera e propria impresa del narcotraffico gestita da ragazzi giovanissimi ma con metodi straordinariamente sofisticati.

Il cuore logistico della rete batteva nella Capitale, con depositi e basi operative distribuiti strategicamente tra i quartieri di Aurelio, Boccea, Pineta Sacchetti e Tuscolano. In un’occasione, la banda era arrivata persino ad affittare un bungalow all’interno di un campeggio per stipare la merce lontana da sguardi indiscreti.

Da queste basi romane partivano i carichi diretti alle piazze di spaccio non solo del Lazio ma di diverse altre regioni limitrofe, garantendo un flusso costante di sostanze stupefacenti e imponendosi come hub di riferimento del Centro Italia.

L’organizzazione piramidale, le app segrete e il nickname del “marchio”

«Abbiamo disarticolato una struttura criminale estremamente dinamica e tecnologicamente avanzata, che in soli sei mesi era riuscita a muovere un volume d’affari superiore ai 350mila euro  – spiega la nota – inquinando le piazze di spaccio della capitale e di diverse regioni del Centro Italia».

La struttura interna del gruppo ricalcava la rigidità di un organigramma aziendale. Al vertice figuravano tre giovani leader intenti a dirigere un secondo livello composto da otto luogotenenti, responsabili della gestione operativa dei depositi e ricompensati con uno “stipendio” fisso di circa 8 mila euro al mese.

Alla base della piramide si muovevano invece i corrieri, retribuiti dai 500 a 800 euro a viaggio a seconda dei chilometri da percorrere. La comunicazione interna era blindata: mentre le trattative con i clienti avvenivano sulle tradizionali chat di messaggistica istantanea, il flusso di ordini strategici dai vertici viaggiava esclusivamente su un’applicazione poco conosciuta.

A tirare le fila del canale riservato era uno dei capi, che operava dietro uno schermo utilizzando un nickname in lingua inglese studiato appositamente per evocare una sorta di “marchio di garanzia” sulla qualità dell’hashish trattato, venduto a prezzi altamente competitivi e affiancato da partite di cocaina per soddisfare ogni richiesta.

Utilitarie bunker, staffette e la condivisione live dei controlli

Per azzerare i rischi durante i viaggi di consegna, il gruppo aveva messo a punto un sistema di trasporto di rara precisione. Le spedizioni avvenivano a bordo di due utilitarie apparentemente insospettabili, modificate con complessi meccanismi elettronici di sblocco: azionando una precisa combinazione di comandi di bordo si apriva un doppiofondo segreto capaci di contenere fino a dieci chili di sostanza o l’incasso in contanti.

Ogni viaggio veniva affiancato da un’auto “pulita” nel ruolo di staffetta, usata per fare da vedetta ed eventualmente da esca in caso di posti di blocco. Inoltre, sfruttando la logica del crowdsourcing, i corrieri utilizzavano un’app di navigazione dedicata per segnalare in tempo reale al resto della “community” la posizione esatta delle pattuglie delle forze dell’ordine. I trasferimenti venivano effettuati prevalentemente in pieno giorno, con la convinzione che il traffico cittadino e le ore diurne garantissero una migliore copertura.

Il blitz all’alba, i sequestri e la risposta della DDA

L’imponente castello indiziario raccolto dalla Polizia e coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia è sfociato nell’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari. Il bilancio del blitz scattato nelle prime ore della mattinata conta l’arresto dei tre vertici e di cinque affiliati, tutti condotti in carcere, mentre per un nono sodale erano stati disposti i domiciliari. Per quest’ultimo, tuttavia, la posizione si è aggravata immediatamente: durante la perquisizione nella sua abitazione gli agenti hanno rinvenuto un ulteriore chilogrammo e trecento grammi di hashish, facendo scattare l’accesso diretto alla cella.

Contestualmente, la Polizia Squadra Mobile ha sequestrato la somma di 187mila euro in contanti, ritenuta provento diretto dell’attività illecita. Per tutti i 22 indagati complessivi pende l’accusa grave di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti.