Un’ombra opaca e forti sospetti si addensano sopra uno dei tesori più preziosi di Roma:la Galleria Borghese. La presentazione di un concorso d’architettura affidato a una società privata per realizzare un nuovo edificio a Villa Borghese, ha fatto scoppiare la durissima protesta degli ambientalisti di Italia Nostra, decisi a difendere l’integrità del parco e del museo.
Polemica sul progetto per la nuova struttura museale a Villa Borghese. Italia Nostra: “Collezione della Galleria deve restare integra. No a smembramento per raddoppiare i biglietti”
La data di oggi, 14 ottobre 2026, segna un punto di forte tensione attorno al futuro di uno dei complessi museali e ambientali più iconici di Roma: la Galleria Borghese.
La presentazione pubblica di un «concorso internazionale di architettura per una nuova struttura museale autonoma e integrata all’interno del sistema espositivo di Villa Borghese», ospitata presso la Casa dell’Architettura, ha fatto scattare la ferma opposizione di un vasto fronte culturale.
Attraverso un comunicato congiunto, le associazioni Italia Nostra Roma, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Gruppo dei Romanisti, Amici di Villa Borghese, Carteinregola-ODV, Amici dei Musei di Roma e ICOM Italia hanno espresso grave sconcerto per l’iniziativa.
A sollevare le maggiori preoccupazioni è l’eventualità che si possa autorizzare una nuova costruzione all’interno di un’area verde dal valore storico inestimabile, avviando un intervento edilizio su un bene culturale ritenuto da sempre intangibile.
I dubbi sulla regia privata e il silenzio del Ministero
A spingere le sette sigle a parlare di un’operazione segnata da «un avvio molto opaco» è la scelta di affidare l’intera procedura di gara a un soggetto esterno.
Nel mirino delle associazioni è finita la gestione del concorso curata dalla società privata Proger SpA su un bene che appartiene interamente al demanio statale. Gli ambientalisti e gli storici dell’arte sottolineano la singolarità di questo ruolo «in apparente assenza degli organi competenti del Ministero della Cultura», proprietario della Galleria Borghese, dal quale non sarebbero giunte dichiarazioni o autorizzazioni ufficiali chiarificatrici.
Secondo la denuncia congiunta, un intervento di tale rilevanza amministrativa e urbanistica dovrebbe essere coordinato e guidato esclusivamente dall’ente pubblico competente e non da un’azienda privata.
Il timore di uno smembramento della collezione storica
Il punto focale della contestazione riguarda l’impatto che questa nuova struttura potrebbe avere sull’assetto espositivo originario. Richiamando i documenti dell’iniziativa, nei quali si ipotizza di rendere il patrimonio «ancora più accessibile e comprensibile… con meno limiti di tempo, di spazi e di opere da guardare», i comitati sollevano forti interrogativi sulle reali intenzioni dell’amministrazione.
Il timore dichiarato è che il nuovo spazio possa servire da espediente «per dirottare una parte delle opere d’arte esposte nel Villino Borghese per poter raddoppiare i tempi di visita e gli ingressi dei visitatori».
Una prospettiva fermamente respinta dagli esperti, i quali ricordano come la Galleria Borghese sia un’antica collezione nata per rimanere «indissolubilmente integra» nella sua sede storica, dove eventuali interventi dovrebbero limitarsi a miglioramenti dell’accessibilità interna senza intaccare l’unità delle opere o la superficie del parco.
La battaglia legale sulle competenze
A supporto della propria battaglia, il cartello formato da Italia Nostra Roma, Associazione Bianchi Bandinelli, Gruppo dei Romanisti, Amici di Villa Borghese, Carteinregola-ODV, Amici dei Musei e ICOM Italia, ha richiamato le disposizioni di legge in materia di beni culturali, citando il DPCM 57/2024 e il Decreto Ministeriale 270/2024.
In base a tali normative, alla direzione di un istituto autonomo come la Galleria Borghese competerebbero esclusivamente le funzioni di tutela relative ai beni mobili (ovvero i quadri e le sculture), mentre le decisioni e la tutela riguardanti i beni immobili (gli edifici e il parco) spetterebbero unicamente alle Soprintendenze Speciali, previ accordi formali.
Alla luce di questo quadro legislativo, la promozione del bando per una nuova struttura viene giudicata un’iniziativa priva del necessario piano generale preventivo. Ora le associazioni chiedono l’immediata sospensione dell’iter e un chiarimento definitivo da parte delle istituzioni preposte.


















