Papa Leone XIV, nodulo al polmone: l’annuncio all’Angelus e il ricovero al Gemelli. Come sta

Operazione al Gemelli per il Papa: asportazione di un nodulo al polmone scoperto in fase precoce

Lo ha annunciato di persona alla fine dell’Angelus, con il tono asciutto, la chiarezza e il sorriso appena accennato che definiscono il suo stile: Papa Leone XIV si sottoporrà a un intervento chirurgico al Policlinico Gemelli per l’asportazione di un «nodulo circoscritto al polmone».

Operazione al Gemelli per il Papa: asportazione di un nodulo al polmone scoperto in fase precoce. Domani il ricovero

Una scelta di trasparenza netta, voluta dallo stesso Robert Francis Prevost anche per evitare il clima incertezza che in passato ha spesso accompagnato i ricoveri del predecessore Francesco.

La diagnosi precoce 

Come precisato dalla Sala Stampa della Santa Sede attraverso il direttore Matteo Bruni, il problema di salute del Papa è stato individuato «in una fase molto iniziale e ben localizzata» durante controlli di routine svolti nei giorni scorsi in Vaticano, e non a causa di sintomi specifici, infiammazioni o infezioni.

Una diagnosi tempestiva che ha indotto i medici a consigliare l’operazione senza indugi, prospettando un quadro clinico ampiamente sotto controllo e un intervento dalle caratteristiche relativamente semplici.

Il ricovero e le condizioni fisiche 

L’ingresso al Gemelli — quel «Vaticano Terzo» così ribattezzato da Giovanni Paolo II — è fissato per la tarda mattinata di domani, martedì 13 ottobre.

Il periodo di degenza post-operatoria stimato è di circa una settimana.

A rassicurare sull’esito dell’intervento e sui tempi di ripresa contribuiscono l’ottima tempra e lo stile di vita di Prevost: 71 anni compiuti a metà settembre, il Papa pratica regolarmente sport, fa palestra e gioca a tennis, conservando la forma fisica di un uomo molto più giovane.

Un «paziente ideale», come viene descritto negli ambienti d’oltretevere, dove prevalgono grande serenità e fiducia.

L’impatto sull’agenda e il summit sulla famiglia 

Con l’ingresso in ospedale, l’agenda papale subisce i primi inevitabili aggiustamenti. La Messa di mercoledì mattina in Piazza San Pietro, che avrebbe dovuto concludere l’incontro sui dieci anni dell’esortazione Amoris laetitia con i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle conferenze episcopali, sarà presieduta dal cardinale Antonio Luis Tagle, decano del Collegio cardinalizio.

Padre Giacomo Costa, consultore della Segreteria Generale del Sinodo, ha inoltre reso noto che la pubblicazione del documento finale di sintesi è stata rinviata: è stato lo stesso Pontefice a chiedere di poterlo ricevere ed esaminare personalmente una volta dimesso.

Resta da valutare la presenza del Papa ad Assisi il prossimo 27 ottobre per il quarantennale dello storico incontro interreligioso voluto da Giovanni Paolo II nel 1986.

L’obiettivo: il viaggio in Sudamerica 

Il vero traguardo resta il fitto viaggio pastorale in programma dal 6 al 17 novembre in Sudamerica, che porterà Leone XIV in Uruguay, Argentina e Perù. Un’agenda serrata con circa venti spostamenti tra aerei ed elicotteri, fino al ritorno a Chiclayo, la diocesi nel nord del Perù dove Prevost ha guidato la comunità per vent’anni da missionario e vescovo.

È stato lo stesso Papa a confermare implicitamente la volontà di non saltare l’appuntamento, salutando ieri in Piazza San Pietro un gruppo di fedeli giunti dal Paese sudamericano: «Grazie della vostra preghiera per la visita pastorale che compirò in Perù».

Una prova affrontata con la spiritualità fiduciosa che lo contraddistingue fin dall’inizio del pontificato, quando citò come guida il mistico seicentesco Fra Lorenzo della Risurrezione: l’arte di «offrire semplicemente la propria vita al Signore e lasciargli la guida».