Bonizza Giordani Aragno è morta a 89 anni, è stata la custode del costume italiano

(Adnkronos) – Il mondo della moda e della cultura italiana perde una delle sue figure più autorevoli. È morta ieri a Roma, all’età di 89 anni, dopo una lunga malattia, Bonizza Giordani Aragno, studiosa, storica e curatrice che ha dedicato la propria vita alla ricerca, alla conservazione e alla divulgazione del patrimonio della moda italiana. Si è spenta nella sua abitazione nel quartiere romano della Balduina. 

A darne notizia oggi è stata la figlia Lara Aragno, con un commosso messaggio pubblicato sui social: “Ciao Mamma. Non lo so come potrò vivere la tua assenza. Sei nel mio cuore e nei miei sogni con il tuo sorriso rassicurante. Nei ricordi le nostre ultime risate”.  

Nello stesso messaggio ha annunciato che i funerali saranno celebrati lunedì 12 ottobre, alle ore 11, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, la cosiddetta Chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo a Roma. 

 

Nata nella Capitale l’11 marzo 1937, Bonizza Giordani Aragno apparteneva a una famiglia profondamente legata alla cultura e alla vita pubblica italiana. Era figlia di Igino Giordani, scrittore, politico e membro dell’Assemblea Costituente. Lascia le figlie Lara e Simona Aragno, avute dal marito Giorgio Aragno, scenografo di grande esperienza scomparso nel 2004. 

La sua attività professionale ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della moda. Considerata una delle massime esperte italiane del settore, ha contribuito in maniera determinante alla valorizzazione del patrimonio documentario dell’Alta Moda e del costume contemporaneo. Ha ricoperto incarichi di primo piano come curatrice e consulente per la moda del Museo Boncompagni Ludovisi di Roma, direttrice scientifica della Fondazione Micol Fontana e caporedattrice della rivista Audrey. È stata inoltre membro della Commissione Nazionale per il Coordinamento delle Politiche di Tutela e Valorizzazione delle Arti Decorative della Moda e del Costume. 

Particolare rilievo ha avuto il suo lavoro sugli archivi della moda italiana. Per il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (Csac) dell’Università di Parma ha curato l’acquisizione e la conservazione dei fondi delle Sorelle Fontana, di Federico Schuberth, Irene Galitzine, Walter Albini e della sartoria Farani, contribuendo a salvaguardare una memoria preziosa della creatività italiana del Novecento. 

Dal 1982 ha ideato e curato mostre, cataloghi e progetti espositivi in Italia e all’estero, promuovendo la storia della moda italiana in contesti internazionali. Tra le esposizioni più significative figurano ‘Il disegno dell’Alta Moda Italiana 1940-70’, ‘La Moda Italiana 1920-1980′, ’40 Years of Italian Fashion 1940-1980’, ‘Cinquant’anni di Moda’ e ‘Sarli – Cinquant’anni di stile italiano 1952-2002’. Un’attività che l’ha portata da Roma a New York, fino a Tokyo, Osaka e Kyoto. Ha inoltre partecipato a iniziative dedicate al rapporto tra moda, arte e cultura, tra cui ‘Artejeans’ e ‘Donne fra Brividi ed Emozioni’. 

Importante anche il suo contributo alla divulgazione. Nel 1982 realizzò ‘Storia della Moda’ per il Dipartimento Tv Scuola Educazione della Rai e, nel 1990, curò per Rai Uno ‘Le grandi Mostre – Valentino – Trent’anni di magia’, dedicato allo stilista Valentino Garavani. Nel 2002 partecipò inoltre a New York alla conferenza internazionale ‘Italian Fashion: Identities, Transformation, Production’ con una relazione dal titolo ‘Alta Moda: When Did It All Start?’. 

Studiosa rigorosa e autrice di numerosi saggi, tra cui ‘La signora dello stile: Mila Schön’, ‘Lo spettacolo della moda. Emilio Federico Schuberth’ e ‘Callaghan: la nascita del prêt-à-porter italiano’, ha affiancato all’attività di ricerca quella didattica presso lo Ied – Istituto Europeo di Design e l’Accademia di Costume e di Moda di Roma, contribuendo alla formazione di generazioni di professionisti del settore. 

Con la scomparsa di Bonizza Giordani Aragno viene meno una delle più attente custodi della memoria della moda italiana. Il suo lavoro di ricerca, tutela degli archivi e valorizzazione della cultura del costume lascia un’eredità destinata a rimanere un punto di riferimento per studiosi, istituzioni e nuove generazioni. Una vita spesa per conservare e raccontare la storia dell’eleganza italiana, riconoscendone il valore non solo estetico, ma anche culturale e sociale. 

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