Sono sette i cuccioli di lupo nati quest’anno nel branco di Fregene e tutti presentano segni compatibili con la rogna sarcoptica. È il dato più recente emerso dal monitoraggio della fauna selvatica sul litorale romano e quello che, in questo momento, preoccupa maggiormente: la nuova generazione del branco è infatti alle prese con una malattia che, nei casi più gravi, può provocare un progressivo indebolimento dell’animale e comprometterne la sopravvivenza.
La rogna colpisce i sette cuccioli del branco: monitoraggio in corso e condizioni da verificare nelle prossime settimane
I primi segnali erano stati osservati già durante l’estate attraverso le fototrappole utilizzate per seguire gli spostamenti del branco. Le immagini raccolte successivamente hanno permesso di verificare che i segni della patologia sono presenti su tutti e sette i giovani esemplari.
Il dato, però, non consente ancora di stabilire quale sarà il destino della cucciolata. La gravità della rogna può infatti variare da animale ad animale e dipende dalle condizioni fisiche, dalla risposta immunitaria e dalla capacità del singolo esemplare di continuare ad alimentarsi e a muoversi normalmente.
Rogna sarcoptica: che cos’è e perché può essere pericolosa
La rogna sarcoptica è una malattia parassitaria provocata dall’acaro Sarcoptes scabiei, che si insedia negli strati superficiali della pelle. L’infestazione provoca generalmente forte prurito, irritazione, perdita del pelo, croste e lesioni cutanee.
Il problema, soprattutto nei giovani animali, non riguarda quindi soltanto l’aspetto esteriore. Il prurito continuo può portare a grattarsi e mordicchiarsi fino a provocare ferite e infezioni secondarie. Nei casi più gravi, la progressiva perdita di pelo, le lesioni e il generale indebolimento possono compromettere le condizioni fisiche dell’animale.
Per questo la presenza dei segni della malattia su tutti e sette i cuccioli rappresenta un elemento da seguire con particolare attenzione. Non significa, però, che tutti siano necessariamente destinati a morire: alcuni animali possono riuscire a superare la patologia, mentre altri possono andare incontro a conseguenze più severe.
Saranno soprattutto le prossime osservazioni a permettere di capire quale sarà l’evoluzione della situazione.
I sette cuccioli sotto osservazione attraverso le fototrappole
Il monitoraggio a distanza assume in questa fase un’importanza fondamentale. Le fototrappole consentono infatti di seguire il branco senza interferire direttamente con la sua vita e di raccogliere nel tempo informazioni sulle condizioni dei singoli esemplari.
Le immagini permetteranno di verificare se i cuccioli continuano a muoversi regolarmente, se mantengono una buona condizione fisica e se i segni della rogna tendono a migliorare, stabilizzarsi o aggravarsi.
È proprio l’osservazione nel tempo a poter fornire il quadro più attendibile sull’impatto della malattia sulla nuova generazione del branco.
Un precedente già lo scorso anno
Quello attualmente osservato a Fregene non è il primo episodio di rogna documentato tra i lupi del litorale romano. Anche lo scorso anno tre esemplari erano stati interessati dalla stessa patologia.
L’evoluzione fu differente per i singoli animali: due esemplari successivamente scomparvero, mentre un terzo riuscì a riprendersi. Il precedente dimostra quindi quanto possa essere variabile il decorso della malattia e quanto sia difficile prevedere in anticipo quali saranno le conseguenze per i sette cuccioli attualmente osservati.
La situazione della nuova cucciolata dovrà dunque essere seguita con attenzione, senza anticipare una prognosi che al momento non è possibile formulare.
Il branco continua a crescere, ma i rischi non arrivano soltanto dalle malattie
La presenza dei sette cuccioli rappresenta, allo stesso tempo, un segnale importante della capacità del branco di riprodursi e stabilizzarsi in un territorio fortemente antropizzato.
Il gruppo di Fregene-Maccarese continua infatti a utilizzare un’area nella quale convivono ambienti naturali, campagne, infrastrutture e zone abitate. Proprio questa vicinanza con le attività umane espone però i lupi a rischi che vanno oltre le patologie naturali.
Tra i principali ci sono gli investimenti stradali. Nel territorio di Maccarese e nelle aree circostanti sono stati infatti documentati ritrovamenti di lupi morti lungo le strade, a conferma di quanto la presenza di infrastrutture possa rappresentare un fattore di mortalità per una specie che si sposta su ampi territori.
Per i giovani, che nei prossimi mesi inizieranno progressivamente a muoversi e a esplorare aree sempre più vaste, la gestione del rapporto con un territorio attraversato da strade e attività umane diventa quindi particolarmente importante.
Un quadro diverso arriva invece dal vicino branco di Castel di Guido. Le immagini disponibili hanno documentato la presenza di cinque cuccioli che, al momento, non mostrano segni compatibili con la rogna.
Il confronto tra i due branchi rende ancora più interessante il monitoraggio dell’area: gruppi di lupi che vivono in territori relativamente vicini possono infatti presentare condizioni sanitarie differenti e dinamiche proprie.
A Castel di Guido resta inoltre aperto il tema della struttura del branco dopo la morte di Anco, il maschio riproduttore storico del gruppo. Anche in questo caso le prossime osservazioni saranno importanti per capire come si evolveranno gli equilibri interni e la capacità riproduttiva del branco.
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