(Adnkronos) – “Dobbiamo garantire alle persone la possibilità di ricevere le terapie di cui hanno bisogno. Parliamo della cataratta, ma anche delle iniezioni intravitreali, che sono fondamentali per patologie come la retinopatia diabetica e la degenerazione maculare. Sono malattie in crescita e, anche in questo ambito, l’accesso alle terapie rappresenta una questione fondamentale. La vera sfida è quindi costruire una nuova governance della sanità, capace di affrontare il problema della sostenibilità senza sacrificare il diritto delle persone alle cure necessarie”. Lo ha detto Francesco Bandello, presidente Apmo, Associazione pazienti malattie oculari, in occasione della Giornata mondiale della vista che si celebra oggi, 8 ottobre.
“Stiamo assistendo a una graduale ‘odontoiatrizzazione’ dell’oculistica, cioè a una lenta ma continua fuoriuscita dell’oculistica dal sistema sanitario nazionale e dall’assistenza pubblica – spiega Bandello – Un esempio molto evidente è quello della cataratta, che è uno degli interventi chirurgici più eseguiti in assoluto. La tariffa di rimborso ha un valore non compatibile per coprire i costi, se si vuole garantire un intervento di qualità. L’amministratore dell’ospedale può quindi essere portato a privilegiare altri interventi che hanno margini economici differenti. La conseguenza è che la cataratta rischia di essere penalizzata e i tempi di attesa possono diventare molto lunghi. Chi ha possibilità economiche, davanti a una lista d’attesa di due, tre o quattro anni, può rivolgersi al privato o utilizzare un’assicurazione sanitaria. Ma nel Sud Italia, e più in generale tra le persone economicamente più fragili, questa possibilità spesso non esiste”.
Per Bandello “il rischio è di creare consapevolmente degli ipovedenti, con conseguenze importanti. Una persona anziana che diventa ipovedente, infatti, può cadere, fratturarsi il femore, andare incontro alla depressione e sviluppare una condizione di non autosufficienza. Alla fine, il costo sociale complessivo è enormemente superiore a quello dell’intervento che non abbiamo fatto”.
Secondo il presidente Apmo “non è realistico pensare che il sistema sanitario possa continuare a garantire tutto a tutti nelle stesse modalità. Ma questo non significa abbandonare il principio di universalità: significa sedersi attorno a un tavolo con tutti gli interlocutori e organizzare in modo sostenibile la governance di questi interventi per garantire le cure necessarie anche a chi non può permettersele”. In ambito di prevenzione, “lo screening delle complicanze oculari del diabete – illustra Bandello – funziona perché migliora la vista dei pazienti, ma anche perché consente di risparmiare risorse. In molti Paesi del Nord Europa e nel Regno Unito sono stati sviluppati programmi di screening strutturati. In Italia, invece, non ha mai preso davvero piede. Il problema è che si tratta di un investimento che non produce un risultato politico immediato: i risultati degli screening si vedono a 10-15 anni di distanza”.
L’interesse intorno alla salute della vista è enorme. “L’apparato visivo occupa una parte importantissima delle funzioni cerebrali e l’informazione visiva è fondamentale per l’essere umano. Quando parli di occhi e di problemi della vista, quindi, trovi immediatamente un interesse molto forte”, osserva Bandello riferendosi alla partecipazione di Apmo, nei giorni scorsi, alla tappa di Cagliari di ‘Fism for People’, il progetto promosso dalla Federazione delle società medico-scientifiche italiane (Fism) che ha l’obiettivo di portare la prevenzione sempre più vicino ai cittadini attraverso un modello di sanità di prossimità.
“È facile trovare nei pazienti e nelle persone una grande attenzione per questi temi – continua – Il problema è trasformare questo interesse in iniziative concretamente utili. E questo, purtroppo, è molto più difficile”. L’iniziativa, che ha affiancato momenti di confronto scientifico e istituzionale ad attività rivolte direttamente alla popolazione, con screening specialistici e percorsi di counseling gratuiti, ha rappresentato un’importante occasione di collaborazione tra diverse discipline mediche e professionisti della salute, rafforzando il ruolo delle società scientifiche nella promozione di una cultura della prevenzione diffusa, multidisciplinare e orientata ai bisogni reali delle comunità. Queste iniziative sono “assolutamente utili – conclude – Servono anche a mantenere accesa l’attenzione su una realtà che riguarda tutti”.
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