Export, Paracchi (Fondazione Paexidia): “Presidiare Pmi, ossatura Paese”

(Adnkronos) – Le piccole imprese “bisogna presidiarle” perché “sono l’ossatura su cui si regge il Paese”. Lo ha detto Pierluigi Paracchi, presidente della Fondazione Praexidia, durante la diretta speciale Adnkronos alla conferenza ‘Obiettivo Export. Imprese e territori del centro Italia’ organizzata a Roma dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. Il dato sulla crescita “è straordinariamente interessante perché è l’onda lunga dell’Ia. Certo, l’Ia non nasce qua, le nuove tecnologie super avanzate non nascono in Europa, non dico in Italia e basta, però talmente hanno bisogno di produzione che l’Italia è un hub straordinario fatto da migliaia di piccole e medie imprese che sono lì proprio a servire questa onda, questa rivoluzione tecnologica. Quindi il dato che oggi abbiamo visto, che ha colpito molti anche in positivo, è legato al fatto che la rivoluzione avviene da un’altra parte ma all’onda lunga e arriva da noi”, osserva Paracchi.  

E queste aziende, “che sono l’ossatura su cui il Paese si sta reggendo, cioè la capacità di esportazione, sono nostre, sono qui, sono familiari, hanno dimensioni tendenzialmente medie o piccole e vanno preservate”. Anche perché “l’interesse, più che legittimo, di grandi multinazionali e fondi di investimento è di prendersi questi campioni nascosti e aggregarli in qualche agglomerato. La Fondazione ha questo obiettivo qui, il nostro focus è soprattutto su obiettivi strategici, dall’aerospazio alla difesa alla cybersecurity. A queste società – spiega il presidente della Fondazione – diamo un’alternativa con degli aggregatori industriali quotati per trovare intanto un soggetto golden power compliant, che possa comprarli quindi in linea con le normative, e dall’altro di evitare il fenomeno della fuga delle imprese per tenerle italiane e farle crescere”.  

Ogni anno la Fondazione presenta uno studio aggiornato che “misura cosa succede alle società di portafoglio dei fondi di private equity o di investimento italiani internazionali che fanno un investimento e dopo 3-4 anni devono disinvestire, cercando un ritorno economico. Siamo andati a vedere: quando vanno a disinvestire, chi sono i compratori? In questa fotografia di questi ormai 25 anni di storia, due volte su tre l’acquirente dei Fondi di Private equity non è italiano. Questo significa che nell’azione economica efficiente dei fondi quando va a trovarsi un acquirente, due volte su tre non è italiano. Ci può andare bene in alcuni settori non strategici, ma se andiamo sulla difesa, sull’aerospazio, su cybersecurity e biotecnologie, probabilmente ci va un po’ meno bene”, chiosa Paracchi. 

—

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)