Una rete di truffatori altamente preparati sta seminando il panico in diversi quartieri romani. Sfruttando informazioni precise e sofisticati programmi informatici, i malviventi riuscirebbero a bloccare le linee telefoniche, isolando anziani e famiglie prima di derubarli di tutti i loro averi all’interno delle abitazioni.
Dalla finta rapina in auto alla richiesta dei gioielli, ecco come agiscono i professionisti della truffa per impedire di chiamare le forze dell’ordine e arrivare a casa delle vittime
Un’ondata di raggiri sofisticati ed estremamente aggressivi sta colpendo in modo sistematico diversi quadranti di Roma, mettendo a dura prova la serenità dei cittadini ed evidenziando una preparazione tecnica disarmante da parte dei malviventi.
Gli ultimi tentati e riusciti episodi in ordine di tempo, si sono consumati nel quartiere Parioli dove una banda di truffatori ha colpito ripetutamente. Sabato 12 settembre a danno di una coppia di coniugi, vittime di una tentata truffa definita «atroce», e fortunatamente non andata a buon fine.
Appena tre giorni prima della segnalazione invece, nello stesso quartiere alle 10:30 del mattino, il medesimo raggiro è purtroppo riuscito ai danni di un’altra abitazione, svaligiata da un finto appuntato.
La dinamica attuata rispecchia una regia collaudata ed esecutivamente spietata, con le vittime che ricevono una chiamata sul telefono di casa da parte di individui che si spacciano per agenti o funzionari di un commissariato di zona.
Per conquistare immediata credibilità , gli interlocutori avrebbero dimostrato di conoscere dettagli estremamente specifici sul nucleo familiare: fornendo con esattezza il modello dell’automobile, il numero di targa, la data del bollino e lo stato della copertura assicurativa.
Una volta instaurato un clima di apparente autorevolezza, sarebbe scattata la trappola psicologica, che come da copione vede i falsi poliziotti sostenere che la vettura di famiglia sia risultata direttamente coinvolta in una rapina avvenuta di recente, e che sia assolutamente urgente che l’uomo di casa si rechi subito di persona al commissariato per sporgere la relativa denuncia o rendere formalità burocratiche.
Isolamento psicologico e la paralisi dei telefoni
Il vero punto di forza della tecnica – nonché l’elemento più subdolo dell’intero raggiro avvenuto anche ai Parioli nei confronti di un residente – risiede nell’isolamento delle vittime.
Mentre il marito viene spinto ad allontanarsi celermente dall’appartamento con la scusa della deposizione imminente, la donna rimasta sola in casa viene stata raggiunta da una seconda chiamata o intrattenuta sul telefono cellulare.
Proprio il sistema dei truffatori che richiedono anche il numero di cellulare, è quello che serve per occupare qualsiasi canale di comunicazione e impedire che i parenti possano contattarsi tra loro o accorgersi dell’inganno in corso.
In contemporanea, secondo quanto riferiscono alcune vittime e testimoni, mediante l’ausilio di software informatici avanzati e deviazioni di chiamata intelligenti, i criminali riuscirebbero anche a far sì che qualsiasi tentativo della vittima di contattare il vero commissariato per verificare la veridicità dei fatti, fallisca. Come? “Secondo alcune ipotesi non confermate dalle forze dell’ordine, riuscendo a far risultare i numeri della polizia e dei soccorsi occupati”.
Senza alcuna possibilità di riscontro esterno e catapultata in uno stato di forte pressione psicologica e agitazione, le o la vittima, perde la lucidità necessaria per comprendere l’inganno.
È in questo momento che si presenta alla porta di casa il “falso appuntato” o un sedicente perito dell’arma. Quest’ultimo, motivando la stringente necessità di dover “protocollare” e inventariare temporaneamente denari in contanti e gioielli di famiglia per escludere che siano refurtiva legata alla fantomatica rapina, si fa consegnare tutti i beni di valore presenti nell’abitazione prima di far perdere definitivamente le proprie tracce.
La mappa dei raggiri: dal Villaggio Olimpico al Vaticano
I precedenti segnalati negli ultimi tempi dimostrano chiaramente come non si tratti di casi isolati, bensì di una vera e propria mappa criminale che attraversa varie zone della Capitale. Sabato 12 settembre la medesima sorte stava per toccare la coppia di coniugi dei Parioli, ma durante la stagione estiva, un episodio analogo si è verificato nella zona del Villaggio Olimpico.
In quel caso, tuttavia, il piano dei malviventi è sfumato soltanto grazie a una fortunata coincidenza: la vittima aveva fornito al telefono il contatto del figlio ed i truffatori avevano immediatamente simulato una chiamata in entrata facendo figurare sul display proprio il numero del congiunto.
Poiché il figlio si trovava per puro caso già in linea su un altro canale diretto con il genitore, la sua voce reale ha potuto gridare che si trattava di una truffa, spingendo i malfattori a desistere e a chiudere in fretta la conversazione.
Non sono stati purtroppo così fortunati gli anziani colpiti in zona Vaticano soltanto la settimana scorsa, quando una donna anziana è stata raggirata con le medesime modalità ed è stata svaligiata di tutti gli averi che possedeva all’interno dell’abitazione.
Le testimonianze dai quartieri
Dalle conversazioni e dalle denunce lanciate dai residenti sui canali social emerge chiaramente la forte preoccupazione per la spregiudicatezza della banda e la capillarità dell’azione in corso.
Molti cittadini confermano infatti che gli autori del raggiro “stanno setacciando il quartiere Parioli, telefonano in continuazione e usano informazioni davvero dettagliate per far cadere le persone in trappola”.
Il sentimento comune della comunità del quartiere Parioli, si riassume infine nell’urgenza di proteggere le fasce più fragili, ricordando a tutti che “purtroppo i più a rischio sono i deboli e gli anziani, dobbiamo tutelarli: l’unica cosa da fare è chiudere la comunicazione e non farsi prendere dal panico”.


















