Giallo di Tor Bella Monaca, scarcerato il compagno di Dafne Rebaudo: la perizia sulla caduta cambia lo scenario

Il Tribunale del Riesame annulla la misura cautelare per Mohamed Trabelsi. La nuova consulenza sulla traiettoria della caduta di Dafne mette in dubbio l'ipotesi della spinta 

Dafne Rebaudo

È tornato in libertà Mohamed Trabelsi, il 41enne tunisino arrestato ad agosto con l’accusa di aver ucciso la compagna Dafne Rebaudo, precipitata all’alba dello scorso 13 luglio dalla terrazza condominiale di un palazzo in via dell’Archeologia, a Tor Bella Monaca. La decisione porta la firma del Tribunale del Riesame di Roma, che ha disposto la revoca della misura cautelare in carcere senza applicare ulteriori restrizioni nei confronti dell’uomo.

Il Tribunale del Riesame annulla la misura cautelare per Mohamed Trabelsi. La nuova consulenza sulla traiettoria della caduta di Dafne mette in dubbio l’ipotesi della spinta 

Una svolta che riapre il caso sulla morte della trentenne, inizialmente contestata dai magistrati come femminicidio. In attesa del deposito delle motivazioni ufficiali dei giudici, a pesare sulla scarcerazione è stata una nuova consulenza tecnica disposta dalla Procura, i cui esiti ridisegnano la dinamica della tragedia.

La svolta peritale: la traiettoria da tre metri

In base ai primi rilievi medico-legali, si ipotizzava che Dafne fosse precipitata da un’altezza di 27 metri finendo a circa sei metri di distanza dalla verticale del palazzo: una misura che suggeriva una spinta violenta e volontaria nel vuoto. Tuttavia, la nuova perizia ha ridimensionato quel dato, stabilendo con elevata probabilità che l’impatto sia avvenuto a soli tre metri dalla base dell’edificio.

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Dafne Rebaudo

Gli accertamenti confermano che la vittima è caduta di schiena, elemento che rende altamente improbabile l’ipotesi di un gesto volontario da parte della donna. Allo stesso tempo, però, quei tre metri riducono la probabilità di un forte slancio impresso dall’indagato per ucciderla, lasciando aperto lo scenario di una caduta accidentale avvenuta durante una violenta colluttazione.

Le testimonianze dei vicini e le immagini delle telecamere

L’inchiesta, coordinata dai pm Antonio Verdi e Francesco Saverio Musolino e condotta dagli agenti del Distretto Casilino, aveva inizialmente superato il muro di omertà del quartiere grazie alle segnalazioni di alcuni residenti. I vicini di casa avevano infatti riferito di furiose e continue liti tra i due nell’appartamento al quinto piano — un immobile trasformato nel tempo in punto di spaccio —, confermando un ennesimo acceso diverbio avvenuto lungo le scale proprio la notte del delitto.

A incastrare Trabelsi nell’immediato erano state anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza dello stabile, che avevano smentito la prima versione fornita dall’uomo agli investigatori, secondo cui al momento dei fatti si sarebbe trovato altrove. Nei filmati si vedeva la ragazza salire sul terrazzo con una borsa e il cane, mentre il 41enne faceva a più riprese avanti e indietro tra l’appartamento e la copertura dell’edificio.

Nella finestra temporale della caduta — collocata tra le 4.45 e le 4.48 —, le telecamere avevano ripreso l’indagato mentre scendeva le scale portando con sé la borsa della compagna e il cane al guinzaglio, che opponeva resistenza, senza poi scendere in strada a verificare le condizioni della donna.

Gli accertamenti in corso

Riconosciuta formalmente solo dopo una settimana dal ritrovamento del cadavere grazie al rinvenimento nel suo appartamento del cellulare — un Motorola viola — e della ricevuta di un taxi pagato con la sua carta di credito, Dafne Rebaudo attende ancora risposte definitive sulla sua morte.

Trabelsi, già gravato da un provvedimento di espulsione sospeso per l’obbligo di firma relativo a precedenti reati di droga, si è sempre proclamato innocente, anche davanti al gip. Le indagini, però, non sono chiuse.