Un cucciolo di cinghiale che vaga per strada con una freccia conficcata sul dorso, costretto a trascinarsi, dolorante, senza meta e senza aiuto. È la drammatica scena documentata ieri nelle campagne di Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma.
Il cucciolo di cinghiale si aggira dolorante con una freccia conficcata. La Garante degli animali Prestipino: «Gesto infame»
in un filmato si nota chiaramente la freccia oscillare sul piccolo cinghiale, preso di mira con ogni probabilità da qualcuno armato di arco o balestra a ridosso del centro abitato.
A girare le immagini e a consegnarle ai carabinieri è stato Roberto, un abitante del posto che ha poi condiviso la testimonianza sui gruppi di quartiere.
Nelle sue parole si mescolano la pietà per la sofferenza del giovane cinghiale e una concreta preoccupazione per la sicurezza pubblica: se la convivenza con la fauna nei pressi dei boschi è ormai un dato di fatto quotidiano, l’idea che tra i viali residenziali circoli qualcuno armato di strumenti mortali spaventa più della presenza stessa degli animali.
Il giudizio degli esperti: «Bracconaggio e pericolo pubblico»
Sulla gravità dell’episodio è intervenuto anche Andrea Lunerti, esperto nella cattura e nel salvataggio di animali selvatici. “Sicuramente si è trattato di un tentativo di uccisione andata male. Che ricade però nel penale“.
“Al di là della sofferenza inflitta a un essere vivente costretto a una lenta agonia, colpire un cinghiale senza abbatterlo sul colpo innesca una situazione di forte pericolo per i cittadini – ha aggiunto – Un selvatico ferito e spaventato tende infatti a perdere ogni cautela, potendo reagire in modo aggressivo verso chiunque si trovi sul suo cammino“.

L’affondo della Garante degli animali: «Un gesto infame»
Sulla vicenda è intervenuta con durezza Patrizia Prestipino, Garante per la tutela degli animali di Roma Capitale, definendo l’accaduto come un grave segnale d’allarme non solo penale, ma anche culturale.
«Un gesto infame – ha sintetizzato – Guardate bene questa immagine… Un atto di violenza gratuita su un animale indifeso e purtroppo non è nemmeno isolato».
«Il fatto – ha aggiunto – è stato segnalato ai Carabinieri: chi ha usato un arco contro questo cucciolo deve rispondere delle proprie azioni, con tutto il rigore che la legge prevede».
La Garante ha poi spostato il piano del dibattito sulle recenti scelte legislative in materia di contenimento della fauna: «C’è un motivo in più per cui questa immagine dovrebbe farci riflettere. È stata approvata una sperimentazione che, dal 2027, introdurrà l’uso dell’arco anche nel controllo dei cinghiali in alcune aree, sia pure solo per operatori abilitati. Prima di normalizzare l’uso dell’arco sulla fauna selvatica — anche in contesti definiti “controllati” — le istituzioni dovrebbero guardare a immagini come questa e chiedersi se stanno davvero riducendo la sofferenza animale o solo spostandola altrove.
Chiediamo giustizia per questo cucciolo e che il benessere animale torni al centro di ogni decisione sulla gestione della fauna selvatica».
La protesta della rete
Le immagini e le prese di posizione istituzionali hanno alimentato una vasta mobilitazione online. Centinaia di utenti stanno condividendo la clip per sollecitare l’individuazione del responsabile e chiedere interventi mirati per la tutela degli animali, ribadendo che la risposta alle criticità di convivenza non può in alcun modo coincidere con l’uso della violenza sommaria.


















