(Adnkronos) – Lavoro, taglio tasse al ceto medio, misure contro il caro-energia: le vacanze sono appena finite e dicasteri e maggioranza lavorano già alle proposte da presentare al Mef per la manovra d’autunno.
La ministra del Lavoro Marina Calderone ha già avuto un incontro interlocutorio al Tesoro con il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il lavoro per definire il perimetro delle proposte del fascicolo Occupazione che – a quanto apprende l’Adnkronos – dovrebbe superare i 2 miliardi di euro, entrerà nel vivo a settembre, per essere poi trasmesso al Mef. Alla riconferma delle misure dello scorso anno – pari appunto a quella cifra – andrebbe infatti aggiunto lo stanziamento per il Fondo Nuove competenze. Ma si tratta di proposte che dovranno passare al vaglio di via XX Settembre sulla base delle risorse disponibili.
Tra queste, la riconferma delle decontribuzioni per le assunzioni stabili di giovani e donne, nella Zes e per stabilizzare i precari; la detassazione al 5% sui rinnovi contrattuali, notturno e straordinari; l’imposta ridotta all’1% per i contratti di produttività.
Tra gli altri progetti in cantiere, risorse permettendo, il salvadanaio previdenziale per i neonati; un rafforzamento dell’attuale bonus da 60 euro al mese per le mamme lavoratrici con due figli e un reddito entro i 40mila euro annui. Fari puntati anche sulla formazione con il Fondo nuove competenze. Dal deputato FdI Marco Osnato (FdI) arriva poi la proposta di un taglio al 15% o al 10% della tassazione sulle tredicesime per i redditi fino a 15mila euro, con un risparmio netto in busta paga tra 200 e 500 euro, a seconda del reddito.
FISCO. Sul fronte fiscale invece resta l’obiettivo di estendere ai redditi fino a 60mila euro il taglio dell’Irpef dal 35 al 33%. Costo dell’operazione 2,7 miliardi.
MARGINI RISTRETTI SUI CONTI. Ma i margini sui conti sono ristretti. Se anche l’Istat il 22 settembre, con la pubblicazione dei conti 2025, dovesse ribassare il deficit sotto l’asticella del 3% (dal 3,1% di marzo) consentendo lo stop della procedura Ue, la coperta resterebbe comunque corta visto che Roma dovrebbe in ogni caso garantire un disavanzo comunque sotto il 3% e rispettare il vincolo di crescita della spesa primaria netta. Il tutto accanto a un debito che per i Paesi con un livello sopra la soglia di riferimento del 90% (l’Italia stima 138,6% nel 2026) andrebbe tagliato di un punto percentuale ogni anno.
FLESSIBILITA’ ENERGIA E DIFESA. L’Italia potrà infatti beneficiare però della flessibilità per le misure strutturali per l’efficienza energia pari allo 0,3% del pil l’anno (6,8 miliardi di euro ) con un tetto massimo dello 0,6% nel triennio fino al 2029. Né tagli delle accise, né bonus per combustibili fossili potranno essere quindi finanziati con queste risorse ma bensì incentivi per il green, dall’acquisto di veicoli elettrici alle batterie e pannelli solari o investimenti nelle reti elettriche e nelle fonti rinnovabili. Parallelamente nella maggioranza si ragiona a misure mirate contro il caro-energia per le fasce più vulnerabili: decaduta la proposta di accreditare il bonus nella social card, si affaccia l’ipotesi di un voucher nel quadro dei fringe esentasse percepiti da lavoratore. In manovra attesi anche gli investimenti per la Difesa ammessi dalla flessibilità Ue per una cifra pari allo 0,9% del pil nel biennio 2027-28, a beneficio, ove possibile, dei big player nazionali come Leonardo e Fincantieri. (di Luana Cimino)
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