Auto svaligiata di timbro e borsa durante visite di Ferragosto a pazienti fragili: l’appello del medico di guardia

Medico di guardia derubato della borsa a Tuscolana nel turno di Ferragosto: "Era il regalo della mia laurea, vorrei solo riaverla"

Un appello intriso di profonda umanità e dignità civica, è apparso in queste ore sui social da parte di un medico di guardia, derubato a Ferragosto. Mentre assisteva anziani e fragili in zona Tuscolana. l’auto gli è stata aperta e danneggiata per sottrargli il timbro e l’indispensabile borsa con all’interno ricettari e strumenti, che era un regalo di laurea. Ora chiede soltanto di ritrovare il simbolo dei suoi sacrifici professionali e personali.

Medico di guardia derubato della borsa a Tuscolana nel turno di Ferragosto: “Era il regalo della mia laurea, vorrei solo riaverla”

Mentre la città si svuotava per le festività di Ferragosto e gran parte dei cittadini si godeva il meritato riposo, c’era chi continuava a prestare un servizio essenziale per la collettività. L. C., medico in servizio presso Casa della Comunità di via Antistio 15, nella zona Tuscolana/Cinecittà, da dove era partito per svolgere la sua consueta e delicata attività di assistenza domiciliare.

Un lavoro di prossimità rivolto soprattutto alle persone più vulnerabili, anziani e malati che necessitano non solo di cure sanitarie, ma anche di un presidio di ascolto e vicinanza umana. Al rientro, tuttavia, l’amara scoperta: la propria automobile è stata forzata e danneggiata.

Dal veicolo erano stati asportati il timbro professionale e, soprattutto, la sua borsa da medico. Un gesto che ha colpito chi in quel momento si stava prendendo cura degli altri.

Molto più di un semplice strumento di lavoro

Per un professionista della salute, la borsa medica rappresenta il compagno di viaggio di ogni giornata, ma in questo caso il valore va ben oltre quello materiale o funzionale. Quella valigetta sottratta, racchiudeva un profondo significato affettivo e simbolico, legato alle tappe fondamentali della propria vita e carriera.

“E’ molto più che una semplice borsa. Era il regalo dei miei cari per la mia laurea, il simbolo di anni di studio, sacrifici e sogni“, ha raccontato il medico, sottolineando come quell’oggetto l’avesse accompagnato in ogni singola abitazione varcata per prestare soccorso. “Ritrovarmi senza, mi ha lasciato un vuoto e una tristezza che faccio fatica a spiegare”.

L’amarezza per un servizio ripagato senza rispetto

L’episodio si è verificato al termine di una fitta serie di interventi presso utenti fragili: «È successo proprio mentre rientravo in centrale dopo una lunga serie di visite domiciliari a persone anziane e fragili, che ogni giorno ci aprono la porta con fiducia e ci chiedono solo aiuto e un po’ di conforto».

«Mi addolora profondamente pensare che un servizio, nato per prendersi cura della comunità, della nostra comunità, venga ripagato con così poco rispetto e senso civico». A ciò si aggiunge il disagio pratico di trovarsi con il mezzo di trasporto danneggiato in un periodo dell’anno in cui le attività sono ridotte al minimo: «Un bel disagio in questo periodo dove in tanti vanno in ferie, ma non noi medici».

La fiducia incrollabile nella comunità di quartiere

Nonostante la ferita morale e il danno subito, nell’accorato messaggio diffuso sulla pagina degli oggetti scomparsi, non c’è spazio per il livore o la rabbia. Il medico ha scelto di non puntare il dito né di cercare punizioni, rivolgendo invece un invito accorato alla sensibilità di chiunque possa incrociare il materiale rubato o abbandonato.

“Non cerco un colpevole. Chiedo soltanto, con gentilezza, se qualcuno avesse notizie, informazioni o ritrovasse la mia borsa e il mio timbro, di contattarmi anche in privato”.

L’auspicio finale è legato al desiderio di riabbracciare il ricordo della sua formazione e a una rinnovata scommessa sulle persone che popolano il quartiere in cui vive da oltre un decennio: «Mi basterebbe riaverla indietro. Nient’altro. E soprattutto non voglio perdere la speranza nelle persone di questa zona, dove vivo ormai da più di dieci anni e che sento a tutti gli effetti casa mia».