Sul litorale romano si apre un capitolo amministrativo destinato a ridefinire i confini tra Stato, privati e concessioni balneari. La Capitaneria di Porto di Roma ha ufficialmente avviato d’ufficio due distinte procedure per la delimitazione demanio marittimo nell’area di Castel Fusano e Capocotta.
La Capitaneria di Porto di Roma avvia d’ufficio la procedura per ridefinire i confini della delimitazione demanio marittimo sul lungomare Amerigo Vespucci
La notizia sancisce una svolta formale: le complesse ricostruzioni storico-documentali prodotte da LabUr (Laboratorio di Urbanistica) sono uscite dal perimetro delle mere contestazioni associative per entrare a pieno titolo nell’istruttoria ufficiale condotta dalle autorità competenti insieme all’Agenzia del Demanio.
Al centro della verifica risiedono ben 400 mila metri quadri di territorio, un’estesa fascia costiera che comprende l’intero lungomare Amerigo Vespucci e numerose strutture fisse come stabilimenti e ristoranti. L’origine del contenzioso tecnico ruota attorno alla reale natura giuridica di queste aree e alla validità delle dividenti tracciate nel corso del Novecento. Attraverso una serie di dettagliati esposti, diffide e memorie tecnico-giuridiche, l’associazione LabUr ha fatto emergere una catena di incongruenze documentali che partono dal lontano 1933.
In quell’anno, un verbale di consegna sdemanializzò una vasta zona di arenile trasferendola dal demanio al patrimonio dello Stato per realizzare il nuovo Piano Regolatore di Castel Fusano, un imponente progetto urbanistico che prevedeva una borgata marina dotata di villini, impianti sportivi e infrastrutture. L’Agenzia del Demanio ha sostenuto che quel passaggio avesse un valore puramente temporaneo e che, terminati i lavori della sede stradale, la linea fosse tornata automaticamente a ridosso del mare. Tuttavia, le analisi documentali mostrano la mancanza di un atto formale che abbia mai disposto il reintegro delle aree nel demanio marittimo.
Il quadro si è ulteriormente complicato con l’esame della fotografia aerea IGM del 1954, dove alcune strutture risultavano già edificate prima della costruzione definitiva del lungomare, e con la gestione dei verbali di delimitazione più recenti. L’intesa del 1976, richiamata per decenni, non ha mai ottenuto l’approvazione formale prescritta dalla legge, mettendo in discussione il valore del successivo verbale ricognitivo del 2017. Inoltre, la semplice rappresentazione grafica all’interno del Sistema Informativo Demanio (SID) e lo storico rilascio di titoli concessori non creano automaticamente la demanialità di un suolo, se manca l’atto presupposto.
La svolta decisiva è arrivata con il riscontro firmato dal Comandante della Capitaneria di Porto di Roma, C.V. (CP) Emilio Casale. Rispondendo alle articolate memorie trasmesse da LabUr, l’Autorità Marittima ha confermato che le ricostruzioni storiche sono diventate oggetto di autonome e riservate valutazioni d’ufficio. Sebbene la Capitaneria abbia ribadito che un’associazione cittadina non possa imporre l’avvio coattivo del procedimento previsto dall’articolo 32 del Codice della Navigazione, l’Amministrazione ha comunque deciso di aprire le istruttorie di propria iniziativa, inserendo formalmente nei fascicoli la documentazione depositata.
Per il litorale di Ostia e per la gestione della delimitazione demanio marittimo si preannuncia una fase di profonda revisione tecnica. La verifica ufficiale dovrà stabilire con certezza dove passi la reale dividente demaniale, un passaggio propedeutico indispensabile per garantire la legittimità delle future concessioni, la regolarità dei bandi pubblici e la corretta gestione del patrimonio pubblico




















