Schianto sull’Appia, muore a 34 anni l’infettivologa Anna D’Angelillo: il dolore al Goretti e al Gemelli

La dottoressa Anna D'Angelillo lavorava a Latina e viveva a Roma. Nel 2020 il caso della multa assurda durante il Covid. Il cordoglio dei colleghi e del presidente Rocca

Anna D'Angelillo

Una infinità di notti insonni sui libri, gli anni di specializzazione al Gemelli, i sacrifici della lontananza da casa per inseguire la vocazione di una vita. Poi un maledetto incrocio sull’Appia, alla vigilia di Ferragosto, ha spezzato per sempre i sogni e il camice bianco della dottoressa Anna D’Angelillo.

La dottoressa Anna D’Angelillo lavorava a Latina e viveva a Roma. Nel 2020 il caso della multa assurda durante il Covid. Il cordoglio dei colleghi e del presidente Rocca

Aveva solo 34 anni la giovane infettivologa dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, rimasta vittima, ieri, di un tragico incidente stradale lungo la statale Appia, al chilometro 65,300, a Cisterna di Latina.

Stava andando proprio lì, al suo posto in prima linea in corsia, come faceva ogni giorno con dedizione e passione.

Viaggiava a bordo del suo scooter quando è rimasta coinvolta in uno schianto violento con altri due veicoli che non le ha lasciato scampo, lasciando nello sgomento colleghi, pazienti e chiunque l’avesse conosciuta.

Dal Gemelli a Latina: la carriera e il ricordo dei colleghi

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Anna D’Angelillo

Originaria di Reggio Calabria — figlia di Walter D’Angelillo, noto specialista in Pneumologia —, Anna viveva da anni a Roma. Prima di prendere servizio al Goretti di Latina, si era formata e aveva lavorato per anni al Policlinico Gemelli di Roma, fin dai tempi della specializzazione.

Proprio dal policlinico capitolino arriva uno dei ricordi più toccanti, affidato ai social dalla collega Rossana Ambroselli: «Cara Anna, abbiamo lavorato insieme nel nostro reparto di malattie infettive al Gemelli per numerosi anni, questa notizia distruttiva ha portato un’immensa tristezza nei nostri cuori… Che la terra ti sia lieve Anna. Sicuramente ora sei un Angelo della Luce dal camice bianco».

Il cordoglio delle istituzioni

La notizia della scomparsa della dottoressa ha destato profonda commozione in tutta la comunità medica regionale. È intervenuto anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca«La tragica e prematura scomparsa della giovane infettivologa suscita un dolore profondo in tutta la comunità sanitaria del Lazio. A soli 34 anni, la dottoressa D’Angelillo aveva saputo conquistare, attraverso la sua competenza, la dedizione al lavoro e una profonda umanità, la stima e l’affetto di colleghi e pazienti. Particolarmente forte è in queste ore il dolore nel reparto di Malattie Infettive, dove prestava servizio e dove lascia un vuoto enorme».

A lui fa eco la nota dell’Asl di Latina«Lascia un vuoto incolmabile tra i colleghi, il personale sanitario e tutti coloro che ne hanno potuto apprezzare, in questi anni, la dedizione professionale».

Il precedente nel 2020: la multa “assurda” durante l’emergenza Covid

Il nome di Anna D’Angelillo era salito agli onori della cronaca nella drammatica primavera del 2020, in pieno lockdown per la pandemia da Covid-19. All’epoca, mentre era in prima linea nel reparto di Malattie Infettive del Gemelli, era stata sanzionata con una multa da 533 euro dalla polizia mentre cercava di far ripartire la propria auto con la batteria scarica, aiutata dalla Guardia di Finanza, per recuperare dei cavi nel suo giorno libero.

Amareggiata ma combattiva, la dottoressa scrisse una lettera aperta all’allora sindaca di Roma Virginia Raggi: «Questi 533 euro li scalerò dalla mia busta paga, già ridicola di fronte agli straordinari, ai rischi e ai sacrifici di questi mesi. Per me era importante sapere di non essere sola, ma adesso la mia battaglia proseguirà per opportune vie legali. Andrà tutto bene». Un episodio che dimostrava la sua determinazione e trasparenza, doti riconosciute da chiunque l’abbia incrociata sul lavoro e nella vita.

Oggi colleghi, amici e pazienti si stringono attorno ai genitori Walter e Pina e a tutta la famiglia, ricordando «quanto sacrificio di studio, lontananza da casa e notti insonni» ci fossero dietro a quel camice bianco spezzato troppo presto.