La motosega ignora la petizione: abbattuti i pini storici di Fleming tra indignazione e l’ombra della biomassa

"Le nostre firme non sono servite a nulla": abbattuti i pini storici i cittadini pretendono la verità sulla perizie pubbliche, mentre cresce il sospetto di un 'affare legname'

Il rumore sordo delle motoseghe ha spazzato via in poche ore la speranza e la mobilitazione dei cittadini del quartiere Fleming. A nulla è servita la petizione popolare promossa per salvare gli storici pini di Piazza Monteleone di Spoleto: gli alberi sono stati tagliati e ridotti a tronchi mozzi.

“Le nostre firme non sono servite a nulla”: abbattuti i pini storici i cittadini pretendono la verità sulla perizie pubbliche, mentre cresce il sospetto di un ‘affare legname’

La mobilitazione dei cittadini, le firme raccolte e le richieste accorate indirizzate alle istituzioni locali, sono state spazzate via con la violenza di un taglio netto. In Piazza Monteleone di Spoleto, punto di riferimento e cuore verde del quartiere Fleming a Roma Nord, le motoseghe sono entrate in azione senza lasciare scampo ai pini che da decenni svettavano caratterizzavano il paesaggio urbano.

Un blitz che ha lasciato sbigottiti e attoniti i residenti, i quali avevano promosso una petizione formale rivolta al Municipio XV e a Roma Capitale, per chiedere la sospensione immediata di ogni abbattimento e l’apertura di un tavolo di confronto pubblico.

Le immagini scattate questa mattina mostrano una scena desolante: chiome storiche ridotte a cataste di legname e rami sparsi sull’asfalto, mentre dalle radici svettano ormai soltanto monconi mutilati ad altezza balconi.

“Una perdita inestimabile per l’ecosistema locale e per la memoria storica del quartiere” si legge tra i tanti commenti in rete. Gli alberi abbattuti infatti, non rappresentavano soltanto un elemento identitario per Fleming, ma svolgevano una funzione ambientale insostituibile, garantendo ombra naturale nelle roventi giornate estive, mitigando le temperature e contribuendo all’abbattimento di anidride carbonica e polveri sottili.

I dubbi dei residenti e il muro di gomma istituzionale

“A rendere ancora più doloroso l’intervento è la totale assenza di trasparenza”, lamentata dai comitati di quartiere e dalle associazioni come l’Organismo Nazionale Difesa Alberi.

La petizione dei cittadini non chiedeva di bloccare a prescindere le opere di riqualificazione della piazza, ma esigeva che la sicurezza non venisse invocata come una formula generica. I residenti avevano richiesto formalmente la pubblicazione delle relazioni agronomiche, delle analisi di stabilità strumentali e l’indicazione dei professionisti incaricati di valutare lo stato di salute dei pini, per capire se esistessero varianti progettuali capaci di salvaguardarli.

“Di fronte a queste richieste, da parte delle istituzioni c’è stato un silenzio assordante”, procedendo direttamente con le operazioni di taglio. Il senso di impotenza e la rabbia della comunità sono esplosi sui social e lungo le strade del quartiere, dove l’amarezza si mescola a commenti sconfortati.

“Le azioni dei cittadini non servono a nulla”, commenta amareggiata una residente di fronte ai tronchi spezzati, mentre un’altra cittadina esprime un vero e proprio cordoglio collettivo: “Conserverò vivo il vostro ricordo, condoglianze vivissime a tutti i cittadini privati dei loro alberi”.

L’ombra del business della biomassa nelle denunce cittadine

Oltre al dolore per il danno paesaggistico, tra gli abitanti del quartiere si fanno strada sospetti sempre più cupi ed inquietanti, sulle reali motivazioni che guidano questi interventi massicci di abbattimento in tutta la Capitale.

Più di un residente si chiede se dietro la fretta di eradicare alberi storici e sostituirli con piccoli esemplari giovani, non vi sia la volontà di alimentare il lucroso mercato del cippato e della biomassa, trasformando un patrimonio pubblico in materia prima da ardere. Un dubbio che avvelena il clima e alimenta la sfiducia generale nei confronti della gestione del verde urbano.

I dubbi si estendono anche all’utilizzo delle risorse pubbliche e dei finanziamenti legati ai piani di restyling urbano. “I fondi e il PNRR sembrano diventati un inganno per distruggere il territorio, la nostra natura e la bellezza dei nostri quartieri con la scusa della modernizzazione”, si sfoga un cittadino analizzando la trasformazione della piazza.

Con l’abbattimento dei pini di Piazza Monteleone di Spoleto, il quartiere Fleming perde così una barriera naturale contro il calore e l’inquinamento, sostituita da un cantiere e da una ferita aperta che le nuove piantumazioni non potranno sanare prima di diversi decenni.

Il parere dell’esperto agronomo

In quella piazza dove c’è un progetto di riqualificazione del Municipio, era necessario per la sicurezza del cantiere e dei cittadini, verificare lo stato di salute delle piante, con prove di trazione che dovrebbero essere state regolarmente effettuate, come spiega il Dottore agronomo Franco Milito.

In tutto ciò, quanto era certamente nota, era la condizione di un dei quattro pini, in grave sofferenza e danneggiato dalle lamiere dei box dell’ex mercato, che erano stati posti a distanza ravvicinata alle radici dell’albero e ne avevano compromesso la salute. “L’abbattimento di questa mattina, certamente doloroso per i residenti, è però certamente il risultato delle prove eseguite e che avranno dato esito negativo circa la stabilità delle piante” – conclude Franco Milito.